Mauro COLARIETI

Piccolo Piccolo

ANNO 01 | NUMERO 01 | NOV 2022

Dopo aver fumato una sigaretta nel giardino di fronte al condominio, i due entrarono senza troppi temporeggiamenti e si diressero all’ascensore. La voce di Giacomo era meno squillante del solito, usava un tono simile a quello di una persona stupida che pensa di essere intelligente. Bruno non lo stava ascoltando, i suoi pensieri si stavano attorcigliando tra di loro così tanto da fargli mancare il respiro.

Aspettarono per un paio di secondi che le porte metalliche si aprissero. Giacomo entrò per primo nonostante stessero per raggiungere l’appartamento di Bruno.

Quando Bruno si era accorto che Giacomo era un uomo piccolo piccolo. I due si conoscevano ormai da un decennio. Non sapeva bene quale fosse il momento esatto in cui era riuscito a svelare la sua vera natura, ma era così e basta. Alla fine, loro erano cresciuti insieme, qualcosa doveva pur significare. Bruno aveva voce in capitolo nel giudicarlo così aspramente. Se era convinto che Giacomo fosse un uomo piccolo piccolo, doveva per forza essere vero. Bruno era però consapevole che odiare Giacomo lo avrebbe portato a odiarsi da solo e forse per questo non riusciva a darsi per vinto. Voleva che Giacomo cambiasse.

“Bruno, ci sei?”

Lui non rispose. Voleva parlargliene, aggredirlo, dirgli che era soltanto un soldatino di legno che si credeva un caporale, che man mano che si avvicinava ai trent’anni avrebbe potuto provare a essere diverso. Bruno non potette fare nessuna di queste cose. Aveva bisogno dell’ennesimo ultimatum, la prova finale che gli dimostrasse una volta per tutte che sì, Giacomo era un uomo piccolo piccolo.

Bruno aprì le labbra, ma giusto per sospirare una frase.

“Ho un tumore”

L’ascensore sembrò bloccarsi di colpo. Giacomo non parlò per qualche secondo, prima di schiacciare il pulsante del sesto piano.

Poi esordì: “Sai, quando mia nonna ha avuto quel brutto tumo-”

Bruno gli afferrò la testa con una mano e la spinse sulla parete dell’ascensore.

Giacomo era un uomo piccolo piccolo. Lo era quando Bruno parlava dei suoi drammi e lui non se ne stava zitto, rigirava il discorso su se stesso. Ogni volta.

L’infida natura dell’uomo piccolo piccolo era la sua maledizione, era il suo personale tumore. Per gli uomini piccoli piccoli l’unica egoista priorità è sentirsi maestosi. E Giacomo, nella sua vanità, non provò mai a lavorarci su. Giacomo era un uomo piccolo piccolo perché non scoprì mai il grande mondo al di fuori di sé.

Il pugno di Bruno stringeva i capelli del suo amico e faceva avanti e indietro sui tasti dell’ascensore. In poco tempo, macchie di sangue scuro lo ricoprirono a chiazze come se Bruno lo stesse riverniciando. Il pugno non si fermò, era un pendolo. Giacomo piangeva col naso distrutto, urlava a Bruno di smetterla. Ma Bruno aveva smesso di ascoltarlo già da tempo.

Giacomo era un uomo piccolo piccolo e, come ogni uomo piccolo piccolo che si rispetti, aveva il potere di distruggere persone molto più grandi di lui. Bruno se n’era reso conto e, forse a malincuore, lasciò la presa giusto in tempo per non inquinarsi di nuovo di Giacomo. Le porte dell’ascensore si aprirono e, mentre l’uomo piccolo piccolo perse i sensi sul pavimento, Bruno uscì dalle porte metalliche con un sorriso abbozzato, quello di una persona intelligente che per troppo a lungo ha pensato di essere stupida.

Novembre 2022

Nido di Gazza | Rivista Letteraria