Eleonora Rigato

Irma sorrideva

ANNO 02 | NUMERO 25 | NOV 2024

Aveva conosciuto Irma una sera in cui si era lasciato trascinare da un amico in una balera. L’aveva notata subito: vestito a fiori, una rosa rossa tra i capelli nerissimi, Irma sorrideva e roteava come un tornado, al centro della sala. Si era avvicinato, le aveva offerto un calice di Franciacorta, e dopo un paio di mesi lei si era trasferita a casa sua.
Per prima cosa Irma aveva trasformato il guardaroba di Pio in un bazar di lustrini che riverberavano accanto ai completi di sartoria maschili, poi la cucina era diventata un laboratorio di pasta sfoglia dove preparava tortellini e tagliatelle per tutto il vicinato. Irma non conosceva nemmeno bene l’italiano e accompagnava ogni moto di stupore con l’espressione «eh ban ban!». La mattina passeggiavano a braccetto lungo via Farini, sotto gli occhi della gente che osservava questa donnona che aveva sempre un sorriso per tutti, e i capelli tirati su con fermagli colorati, con il risultato che la testa sembrava un casco di frutta esotica. 

Solo che a Irma piaceva tanto ballare, mentre Pio era entrato in una sala da ballo un’unica volta, la sera in cui l’aveva conosciuta. Così lei a ballare ci andava da sola. Ogni domenica pomeriggio prendeva su la bicicletta e arrivava fino alle porte della città, dove c’era un barcone adibito a balera che si chiamava Capogiro. 

La gente commentava questa sua passione con la faccia di chi la sa lunga: «Al Capogiro ci si va mica per ballare!», «Chissà cosa cerca la Irma ogni domenica alla balera», «Io fossi in Pio la andrei a controllare». E una volta lui c’era andato per davvero, a controllarla. Siccome, nonostante fosse una pasta d’uomo, di amici non ne aveva, si era portato dietro il vicino di casa Otello, che per l’occasione aveva indossato una camicia fucsia di seta. Pio si era fermato ai bordi della sala e l’aveva vista piroettare insieme a un ottantenne ingobbito nel suo completo sformato, si era tranquillizzato ed era tornato a casa. Otello, invece, era rimasto a fare quattro salti. 

Solo che la gente ama sparlare, o forse vede cose che non tutti vogliono vedere. Vai a capire. Fatto sta che cominciarono a chiamarla Borsazza, che era una zona della città dove c’erano i vespasiani per gli uomini. «Ha visto più cazzi lei della Borsazza», dicevano. Per fortuna Pio queste cose non le sentiva. Il suo amore stagionato andava avanti incurante degli altri.

Poi, una mattina, arrivò in città un regista di Roma che doveva girare un film. Quando vide Irma zampettare sui sanpietrini la chiamò e le propose di partecipare con un piccolo ruolo: una prostituta di mezza età che stava seduta davanti all’uscio di casa, e chiamava quelli che passavano, come fanno i buttadentro all’ingresso dei locali. Solo che ormai non se la filava più nessuno, a parte quei due o tre fidelizzati. 

Irma accettò. La troupe e gli attori furono subito conquistati dalla sua allegria e dal suo modo di fare. E anche quando le riprese per la sua parte erano finite, lei continuò ad andare sul set. Arrivava verso sera in bicicletta portando un cesto di pane, formaggio e vino. E per un po’ il Capogiro fu messo da parte. 

Fu allora che cominciarono a girare le voci. Non le solite, altre di nuove. Si diceva, nei bar, che Irma se la facesse con il regista. Ma Pio, anche se un po’ geloso, era un tipo pacifico. Uno che odiava litigare anche per il parcheggio. Così, alle battute nemmeno troppo velate della gente non reagiva, tutt’al più rispondeva con un «va in mona». E così diceva anche ai propri sospetti, che ogni tanto saltavano fuori dalla testa come i popcorn quando ci si dimentica il coperchio. Poi, una mattina di fine estate, comparve sul muro della palestra una scritta: “Yolanda busòna”. Le lettere nere erano alte un metro e si vedevano fin dal viale principale. Poco più in là, Otello stava commentando la faccenda con altri due uomini.
«Chi è questa Yolanda?», chiese Pio al gruppetto, uscendo dall’edicola con il Carlino in mano. Abbassarono gli occhi. «Vai a sapere» gli rispose uno dei tre, mentre metteva un grande impegno nel cercare i fiammiferi nelle tasche. La sera stessa Otello suonò al campanello di casa. «Yolanda sarebbe tua moglie», gli disse senza fare tanti giri, mentre bevevano un bicchiere di rosso seduti in cucina. Pio lo guardò: «In che senso?». «Yolanda, la busòna che tua moglie interpreta nel film».
Pio guardò fuori dalla finestra e non disse niente.

Quando venne giù la notte, mentre Irma dormiva, Pio montò in bicicletta con un secchio di calce appeso al manubrio e un pennello legato al portapacchi. Arrivato, buttò la bici tra i cespugli. Si mise al lavoro e nel giro di una mezz’ora la scritta era coperta.
Allora, tutto sudato tornò a casa, entrò nella stanza da letto e si avvicinò alla moglie con le mani strette a pugno che gli tremavano. La luce della luna entrava dalla finestra e proiettava un nastro di luce sul viso di Irma, spianando le rughe della fronte e regalando ai capelli sparsi sul cuscino un riflesso blu. La osservò ammirato per un poco, mentre i pugni si scioglievano. Si accorse che gli angoli della bocca erano piegati all’insù: anche nel sonno, Irma sorrideva.

Novembre 2024

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