Elisabetta Macrì

Recensione di
"L'ultima cosa bella sulla faccia della terra"
(M. Bible)

ANNO 02 | NUMERO 25 | NOV 2024

Harmony, una piccola cittadina del North Carolina dove non succede niente, ma non esiste un posto al mondo dove non capiti mai nulla. È così infatti che, proprio nel paesino del sud degli Stati Uniti, accade un evento che sconvolge l’intera comunità: Iggy, giovane cittadino di Harmony, una domenica si alza in piedi durante la funzione nella prima chiesa Battista, attraversa la navata nel tentativo di darsi fuoco, ma qualcosa non funziona come avrebbe dovuto. Le conseguenze sono tragiche, divampa un incendio che causerà la morte di venticinque persone. Iggy, invece, sopravvive e viene condannato alla pena capitale.

Il fatto accaduto quella domenica è il cuore narrativo del romanzo di esordio in Italia di Michael Bible, L’ultima cosa bella sulla faccia della terra, pubblicato da Adelphi e tradotto da Martina Testa. 

Il titolo originale del libro, The Ancient Hours, richiama immediatamente uno dei temi principali della storia, il tempo. È nel tempo, infatti, che l’atto estremo di Iggy verrà narrato più volte e a più voci. Il giovane scrittore americano costruisce un romanzo corale nel quale si intrecciano le storie di diversi personaggi, che in qualche modo sono stati legati ai fatti di quella domenica, accostando quadri narrativi che attraversano un arco temporale che va dal 2006 al 2019 e che sono gestiti da quattro diverse voci narranti: la voce collettiva di Harmony, Iggy, Farber e Nuvola. Chiunque prenda la parola nella narrazione torna a quel fatto, che viene raccontato più volte e dai diversi punti di vista.

L’andamento è biblico, tutto torna a quel giorno, tutto rimanda a ciò che ha fatto Iggy. Tutto è dominato da quella che Cleo, amica del protagonista, chiama la Costante, una sorta di forza che viene dal tempo e lo anima. La Costante accompagna tutti i personaggi, è disagio, dolore, amore e inquietudine, è un sentimento che viene prima della comprensione razionale e che si percepisce a livello emotivo. È ciò che domina anche Iggy, il quale vuole parlare al mondo della Costante e lo fa nel modo più tragico e oscuro. Così scrive dalla sua cella prima di essere giustiziato: 

La bella vita che mi era stata promessa sembrava ogni sera più corta, verso il tramonto. Le possibilità si riducevano sempre di più. La tragedia passò dall’essere un’eventualità all’essere una probabilità, poi una cosa inevitabile.

Sono proprio le pagine gestite dalla voce del protagonista quelle che reggono il centro del romanzo e che impressionano di più. Iggy prova quasi a spiegare al lettore quello che ha fatto, prova a farci capire il senso di vuoto che dominava la sua vita, prova a raccontare come ha ricercato in Cleo, in Paul e in esperienze estreme di sesso e droghe un rimedio contro la noia mortale, prova a dirci cosa lo ha spinto a compiere il suo gesto: 

Non volevo morire in pace. Volevo ruggire tra le fiamme. A posteriori sembra stupido, ma pensavo che se mi fossi dato fuoco avrebbero dovuto ascoltarmi.

Così il fuoco diventa l’altro grande protagonista della storia di Harmony, lo stesso Bible parla della sua forza purificatrice e distruttrice. È proprio la potenza delle fiamme, infatti, che sembra purificare Iggy stesso, che mentre distrugge e uccide gli abitanti del suo paese, capisce di non voler più morire, e così si ritrova nel braccio della morte a desiderare di vedere dalla finestra della sua cella un’ultima fioritura del corniolo, un’ultima cosa bella sulla faccia della terra. 

La polifonia della narrazione, l’ambientazione provinciale e la scrittura potente, breve e poetica di Bible inseriscono chiaramente L’ultima cosa bella sua faccia della terra nella scia dei racconti di grandi scrittori americani come Flannery O’Connonr e Faulkner. Il giovane autore, tuttavia, rinnova la grande tradizione letteraria degli Stati Uniti, costruendo un racconto generazionale e totalmente contemporaneo.

 

Novembre 2024

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