Claudio Santoro
Una fede inutile
ANNO 02 | NUMERO 26 | DIC 2024
«Così non funziona.»
La voce uscì cattiva dalla gola di Karl. I suoi occhi erano rossi e gonfi. Aveva appena tirato uno sputo di catarro contro la carta da parati bianca che Giacomo aveva comprato per allietare la cucina.
La minestra ancora tremava nel piatto: onde di brodo scosso dalla tosse. Il cucchiaio, sdraiato sulla tovaglia, aveva smesso di risuonare nel piatto.
«Così non va, mi hai capito? Così non va. Cazzo!»
Era partito dal nulla, come sempre: te ne stavi seduto a guardarlo, nello sforzo di non pensare al problema, rovistando tra i ricordi più del dovuto.
Una passeggiata sulla ghiaia tra le vie del Gianicolo con la malinconia addosso, quella di attimi che non possono tornare.
Un aperitivo in un posto che ha aperto da poco, con un amico che arriva tardi a farvi compagnia e se ne va presto, lasciandovi soli, tu che ti siedi finalmente di fronte a lui, lo guardi, lo annusi, lo preghi di tornare in macchina perché a casa, lontani da sguardi indiscreti, starete meglio.
Una sigaretta che passa da una mano all’altra in uno scambio che sembra occulto, pericoloso, mentre lui deve rientrare a lavoro e tu alle tue cose lasciate in sospeso: una moglie, per esempio.
Lo sai già, ti è capitato più volte di far morire le giornate così, pensando alle sue mani in fabbrica, a quanto fosse difficile vivere e amare insieme, andando con la mente a lui, sporcandoti le mani al posto suo.
Si aggrappava a queste immagini per non vedere la cruda verità, per non sentire la solitudine dell’essere un uomo sano innamorato di un uomo malato.
«Alzheimer cosa?» aveva bofonchiato Karl quando Giacomo, un grigio pomeriggio di fine estate, di fronte a uno stabilimento di Ostia, aveva creduto di poterglielo spiegare con le parole. «Che minchia dici?»
«Niente. Non dico niente.»
E non aveva più detto niente. Karl forse se l’era dimenticato. Giacomo non poteva farlo. Era la sua condanna: essere solo nel presente, con la voglia di fuggire nell’intensità tragica dei ricordi.
«Così non funziona» ripeté Karl. «Così non funziona, Giacomo. Non può funzionare» e prese a battere come un bambino le mani sul tavolo.
Giacomo non riusciva a staccare gli occhi dalla macchia di catarro che colava sulla carta da parati.
«Mi senti, Giacomo? O fai finta di niente?» Il volto di Karl, che fino a quel momento aveva mostrato soltanto rabbia, si fece più calmo, triste, impaurito. «Non te ne vorrai mica andare?»
Avevano già avuto quella conversazione. La prima volta era stato due anni prima, poco prima del matrimonio. Quando la carta da parati non c’era ancora, e le mura fredde che sapevano di ragù di quella cucina dove avevano mangiato insieme per trent’anni erano scrostate, nude come i loro corpi all’alba. Poi era accaduto ancora e ancora, sempre negli ultimi sei mesi, sempre con la stessa rabbia e poi la stessa paura negli occhi di Karl.
«Giacomo…» Karl si passò una mano sulla bocca e si pulì dalla saliva. «Lo so che questo passo è… un po’ forte. Sì, insomma…» Dieci anni prima si era alzato in piedi e aveva preso a girare intorno al tavolino. Stavolta ci provò, ad alzarsi in piedi, ma il peso di quel corpo piccolo e scricchiolante era diventato insostenibile. Allora riportò le mani sul tavolo, senza la capacità di guardare in faccia la propria rassegnazione. «Non è roba da tutti i giorni per due vecchie checche come noi. Ma se ci amiamo… perché non dovremmo…?»
Erano le stesse parole. Il timbro della voce era cambiato, il tono era stanco. Lo sguardo un po’ strabico. Ma non cambiava una sola virgola di quel discorso.
«Karl…» Giacomo gli sfiorò una mano. Era gelida e sudata. «Hai ragione. Non vedo perché non dovremmo farlo.» Sorrise. Ci provò. Ogni volta era più difficile. «E lo faremo. Capito, Ka…» Si sentì morire dentro. «Capito, Karl? Lo faremo.»
E Karl annuì con una debolezza che faceva spavento.
Giacomo ebbe appena il tempo di abbassare lo sguardo: Karl afferrò con la mano tremolante il cucchiaio dalla tavola e riprese a girarlo nella minestra battendolo rumorosamente sui bordi del piatto.
Fu allora che Giacomo si chiese se non fosse più vera quella menzogna, quell’inganno temporale, di quanto non lo fosse la loro vita per com’era diventata: un’esistenza di dimenticanze e ritorni, di passi morti tra i ricordi, di una fede inutile nell’amore, ma sempre contagiosa.
Dicembre 2024
