Serena Matarazzo

Dopo la curva spiana

NUMERO 29 | MAR 2025

Nina lo ripete infinite volte. Dopo la curva, spiana. 

Superata la Rocca Montis Dragonis, il sentiero si fa più fitto ma il panorama è un inno alla fatica. Dalle rovine, di epoca medievale, vediamo il golfo di Gaeta. C’è il mare che abbraccia la terra. Pare dormire appoggiata al suo petto, come in un recingimento materno che sorregge, al contempo, dolce e preoccupato.

Saliamo verso la cima e quando arriva il momento del ristoro ci fermiamo all’ombra di alcuni cipressi. La guida racconta storie che parlano di varani e altri animali leggendari, che forse hanno vissuto in queste valli. 

«Io non me lo immagino mica un varano» lei dice. 

«È tipo un lucertolone gigante. Ecco, prendi me e moltiplicami per tre.»

La guida continua a narrare di dragoni e storie antiche, di strati di pietre sedimentate, erose e degradate, adagiate le une sulle altre, di pietra lavica insabbiata tra le polveri del tempo, di snodi geografici e di mura dalle rocce rotonde, capaci di resistere ai colpi degli invasori. 

Dopo la curva spiana. Dice Nina.

È il mantra della giornata. Per lei, è il motto di una vita. Nina ha visto giornate migliori. Il trekking sul Sentiero degli Dei casertano la tranquillizza. Lo ha scelto perché ha a cuore la sua salute fisica. L’ha preso di petto. S’è incamminata a testa bassa sul sentiero battuto dalle guide. Non una sola parola durante tutto il tragitto. Solo il motto. 

Dopo la curva, spiana. 

Siamo in dieci sulla salita. Molte donne, pochi uomini. Nessuno che chieda mai «ma quando arriviamo alla cima?» A volte io e Nina ci alterniamo alla guida. Ci sembra di sapere dove andare. Qualcuno resta indietro ma dice che, alla fine, si sta bene pure ai margini. 

Dopo la curva spiana, dice Nina, e io non la vedo mai arrancare. Tira dritta verso l’apice e manco la caldura del mezzogiorno la rallenta. Suda ma non la vedo affannata.

Dopo la curva, spiana. Sospira Nina. Siamo arrivati in alto, sulla vetta del Monte Petrino, e riscesi poi verso un antico monastero abbandonato, un rudere scarnificato che sta lì da più di cent’anni. Ci siamo addentrati e abbiamo visto di nuovo il mare, dall’alto e da un oblò creato da un’insenatura naturale. Lo guardiamo e non vorremmo mai scendere. 

Poi la guida ci chiama. Minaccia pioggia e si fa l’ora di tornare.

Spiana ancora, dice Nina mentre scendiamo. Ora è più cauta, il terreno è scivoloso e non vuol cadere. La testa la tiene ancora bassa e io immagino che pensa. Che pensa sempre, Nina. 

Alla fine siamo giù e non la sentiamo la fatica. Nina è contenta, la vedo fiera. Ha scalato una montagna che credeva fuori portata. Ha messo bene i piedi, uno dopo l’altro, sempre laterali rispetto al pendio ed è salita. Ha caricato bene i pesi, spostando il baricentro verso valle e così via.

Salutiamo tutti, perché s’è fatta l’ora di rientrare.

Nina è a prendere l’auto. Saliamo e controlliamo che le scarpe non siano troppo fangose. Poche curve ancora e poi arriviamo a Caserta. 

«Hai visto? Dopo ogni curva, sempre spiana.» Le dico. E lei mi guarda e sorride. Credo abbia perso il filo dei ricordi. Ed è davvero un bene, per Nina. 

Marzo 2025

© 2025 "Dopo la curva spiana" è una pubblicazione digitale della rivista letteraria Nido di Gazza.
Tutti i diritti correlati alla presente rivista sono riservati agli autori e collaboratori di Nido di Gazza.

Nido di Gazza | Rivista Letteraria - Nido di Gazza © Copyright 2025