Claudia Oldani

80 voglia di

NUMERO 29 | MAR 2025

Sul muro dello spogliatoio femminile del mio liceo, tra le varie scritte canoniche, campeggiava una scottante dichiarazione in uniposca blu elettrico: 80 voglia disco party. Pura poesia. Non per niente eravamo al classico. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, mi impegnai a immaginare chi avesse scritto quel brillante gioco di parole, e soprattutto a chi fosse dedicato. Ipotizzavo un amore saffico imberbe, un grido birichino per attirare l’attenzione della compagna di classe amata. In fondo anche Giorgio Piazza si era dichiarato così, facendo coming out con un’elegante scritta nel cesso e ricevendo il suo primo due di picche in una botta sola. Quella dichiarazione era diventata per me un mantra: l’avrei dedicata anche io al mio amore segreto, quando ne avessi avuto uno.

Poco tempo dopo mi capitò infatti di innamorarmi. Era il periodo di quegli orribili zainetti monospalla, così piccoli che potevi metterci al massimo due libri dei cinque richiesti per la giornata. Se poi avevi la versione, dovevi portarti il dizionario a mano. Ovviamente io quello zainetto non ce l’avevo. E neanche Nicola. Questo bastava per innamorarsi allora. Ci incontrammo un mattino sul 16 direzione San Siro; con una mano tentavo di afferrare un appoggio, mentre nell’altra tenevo il dizionario di greco. Anche se reputavo idiota chi usava i monospalla, il dizionario nel mio zaino no global non ce lo mettevo nemmeno io: ci sarebbe comodamente stato, ma avrebbe ucciso ogni pretesa di coolness. Nicola stava curvo su un romanzo – Siddharta di Hesse, scoprii dopo – e, disturbato dai miei tentativi di appigliarmi a qualcosa, aveva alzato gli occhi nella mia direzione. In un colpo mi sentii come se avessi preso altri cinque chili. 

“Scusa, cado” gli dissi, sentendo che la mia coolness scendeva ancora di un punto. Mi sorrise e mi chiese: “Versione di greco, eh? Che sfiga”. 

Basta, eravamo amici, uniti nella tragedia dell’adolescenza.

In poco tempo Nicola e io iniziammo a fare insieme il tragitto casa-scuola, visto che, come scoprimmo, frequentavamo la quarta ginnasio in due sezioni diverse dello stesso liceo. A volte si univa a noi anche Peppe, il figlio del portinaio dello stabile di Nicola. Peppe scendeva prima dal tram perché andava all’istituto tecnico per il turismo, noi invece rimanevamo su per un altro paio di fermate. Che Peppe fosse con noi o meno, a me poco importava: ogni giorno l’infatuazione che avevo per Nicola diventava più forte. Ci trovavamo in fondo al tram e parlavamo dei libri che stavamo leggendo, spesso prestandoceli a vicenda. Da Siddharta lui era passato a Narciso e Boccadoro; io facevo il salto da Jack Frusciante è uscito dal gruppo a La casa degli spiriti. Concordavamo che l’unico romanzo riuscito di De Carlo fosse Due di due, mentre su Baricco avevamo avuto dei diverbi. Toglievamo gli schiaffi dalle mani. Quando mi restituì la mia copia di Canne al vento macchiata di caffè, ero ufficialmente innamorata. Chiaramente non doveva saperlo anima viva. A parte Sara.

Sara, mia compagna di banco, sapeva tutto di Nicola. Sapeva che i suoi si erano lasciati quando lui era piccolo e che questa era stata la ferita più profonda della sua infanzia; che ascoltava solo grunge e che guardava solo film francesi; che il suo sogno più grande era fare un viaggio in India e che la sua paura più intima era quella di morire a ventisette anni. “Se passo i ventisette, arrivo ai cento” mi aveva detto una volta. Sara ascoltava pazientemente tutti i miei sproloqui su Nicola e mi consigliava passo passo il da farsi. Al mattino mi aspettava direttamente al bar nell’atrio della scuola per sapere se era successo qualcosa di interessante sul tram. Il fatto interessante poteva essere una mano sulla spalla o una battuta sui miei capelli. Se poi Nicola si lasciava andare a qualche considerazione sulla sua vita privata, era come se mi avesse detto baciami. O fuggiamo insieme. O 80 voglia disco party.

Per quasi cinque anni andò avanti così. Io lo amavo segretamente ed ero segretamente convinta che lui mi ricambiasse. Di fatto mi comportavo come un’erotomane. I segnali che l’universo benediva la nostra unione erano ovunque: la somma delle nostre date di nascita, il risultato dell’aprire le lattine dicendo l’alfabeto. C’erano perfino le nostre iniziali nel volo dei piccioni; ogni giorno diventavo sempre più simile a un’augure o a un’imbecille, a scelta. Nicola invece rimaneva imperscrutabile anche a occhio lucido esterno, cioè Sara: o era troppo timido per farsi avanti, o se ne batteva le palle. Mentre smettevamo di essere stereotipi viventi – usavamo lo zaino per portarci tutti i libri, per esempio; avevamo variato le letture e il viaggio in India era diventato uno dei tanti da fare – il mio amore scemava sempre di più. Io e Nicola stavamo crescendo, e i miei sentimenti per lui cambiavano con me. Non smisi però di essergli amica. L’ultimo giorno di scuola feci una fotografia mentale di 80 voglia disco party e voltai per sempre le spalle al mio liceo.

***

Oggi è successa una cosa inaspettata: sono entrata nel bar sotto l’ufficio e chi ci ho trovato? Nicola. Saranno stati più di dieci anni che non lo vedevo. Ci siamo salutati con un abbraccio. Davanti a un caffè mi ha raccontato che dopo la triennale si è trasferito in Galles a studiare giurisprudenza, ha sposato una local di nome Anne e insieme lavorano in un grosso studio di Cardiff. Era a Milano per salutare sua madre. All’inzio c’era dell’imbarazzo, ma dopo cinque minuti mi è sembrato di essere in fondo al tram, ancora una volta.  

“E alla fine non sono morto a ventisette anni” mi ha detto lui ridendo “e tu invece che fai?”.

“Lavoro come graphic designer ma nel tempo libero mi occupo di una rivista femminista che ho fondato io” ho risposto. “E invece Peppe come sta?”

“Ha studiato ingegneria gestionale e ora lavora per una multinazionale”.

“Sai che una volta l’ho visto davanti al tuo vecchio palazzo che spazzava il marciapiede e mi ha fischiato? Ma non credo che mi abbia riconosciuta”.

“Mamma mia” ha esclamato lui “sembrano i titoli di coda di un brutto film sull’adolescenza”. E poi con voce impostata: “Peppe ha studiato ingegneria e ha una brillante carriera. Quando aiuta il padre a spazzare il marciapiede, fischia alle donne per farlo ridere.”

“E allora te la ricordi Sara?” ho commentato io ridendo “Sara è un’insegnante precaria di latino e greco” ho continuato con lo stesso tono di voce “ha sposato uno stronzo della Bocconi e per maggio aspettano il loro primo figlio”.

Abbiamo recitato le mini-biografie di vari conoscenti per i successivi cinque minuti.

“E poi chi altro c’era?” ha chiesto lui “ah certo, Giorgio Piazza”.

“Giorgio Piazza è gay” abbiamo detto allunisono scoppiando in una fragorosa risata.

“Che anni mi hai fatto ricordare…” ha sospirato Nicola “come si chiamerebbe il nostro film sul liceo?”

“Be’” ho subito risposto io, cogliendo la mia occasione “c’era una scritta sul muro dello spogliatoio femminile che non mi sono mai tolta dalla testa: 80 voglia disco party” ho detto, facendogli lo spelling “mi è sempre sembrata geniale”.

Lui ha strabuzzato gli occhi: “Forse facevamo il liceo con Ungaretti e non lo sapevamo”.

Abbiamo riso ancora. Poi c’è stato un momento di silenzio, Nicola giocherellava con una bustina di zucchero. Un velo di imbarazzo si è posato su di noi, consapevoli che le persone che eravamo state non erano più lì, ma stavano pian piano svanendo insieme ai ricordi appena evocati. 

“Torno a lavorare” ho detto io, cercando di toglierci d’impaccio “ma mi ha fatto davvero piacere vederti”.

Mentre ci abbracciavamo ho avuto un attimo di esitazione: stavo per dirgli della cotta ma qualcosa mi ha fermata. Avevo sempre pensato alla me adolescente con un certo giudizio – sì benevolo, ma pur sempre un giudizio. Per cinque anni mi ero sforzata di capire chi fosse lui e cosa desiderasse, quando in realtà stavo solo imparando a conoscere me stessa. Così, mentre ci salutavamo per l’ultima volta, in un atto di complicità verso la ragazzina che ero stata ho deciso che non glielo avrei detto, che non avrei svelato il mio antico segreto. E l’ho lasciato andare.

Marzo 2025

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