Simonetta Gallucci

Avanzi

NUMERO 32 | GIU 2025

Anna siede davanti a un piatto di bacon fumante. La sola vista le dà il voltastomaco: a lei la colazione americana non è mai piaciuta. A Marcello sì, e difatti lo aveva comprato per lui. Se ci fosse stato, ora sarebbe seduto di fianco a lei e magari avrebbe già divorato tutto. Certo, avrebbe potuto lasciare il bacon in frigo, magari farci una carbonara. No, non avrebbe potuto. Lei raramente mangia della pasta; il suo RAC, il regime alimentare controllato che segue da anni, non glielo consente. E poi, domani forse non sentirà più il bisogno di ingozzarsi. 

Ma oggi. Oggi deve riempire il vuoto che sembra divorarla dall’interno. Il buco, lo chiama. Infilza una fetta di bacon e la porta alle labbra. Non riesce a infilarla in bocca per intero. Un terzo le penzola come una lingua; un rivolo d’olio caldo ma non bollente le cola giù per il mento. Anna si affretta ad asciugarlo con un tovagliolo; non le importa la traccia di unto sul viso, basta non sporcare i vestiti, ché le macchie d’olio sono impossibili da cancellare. Davanti a sé, in una ciotola, ci sono due arance. Marcello avrebbe preparato una spremuta, forse, oppure le avrebbe pulite con la sua tecnica, precisa e metodica, come lui: avrebbe disegnato con la punta del coltello due cerchi, sopra e sotto, poi avrebbe diviso tutta la circonferenza in spicchi, in modo da staccare facilmente pezzetti di buccia che avrebbe ammonticchiato sul tavolo, alla sinistra del suo piatto. Anche le arance le aveva comprate per lui, Anna preferisce le clementine. 

Tlin! Il suono del tostapane la riscuote. Recupera le due fette di pane tostato e si risiede, con la faccia mesta, come se quella colazione fosse l’ultimo pasto del condannato. E difatti: – Sono condannata – pensa, – a soffrire. – 

La sera prima, invece, era euforica quando il citofono aveva annunciato l’arrivo di Marcello. Si era fatta trovare sulla porta, agghindata come se stessero andando a una festa, ben sapendo però che non sarebbero nemmeno usciti di casa. – Ciao, Anna – le aveva detto lui, con la sua voce baritonale, depositandole un bacio frettoloso sulle labbra. Perplessa, lei si era fatta da parte per lasciarlo entrare. Lui, senza nemmeno togliere la giacca, aveva continuato: – Stasera non posso fermarmi. La mia bimba ha la febbre. – 

Già, Marcello ha una figlia di tre anni. Se è per questo ha pure una moglie che lo aspetta a casa. E ha lei, Anna, che non vorrebbe mai definirsi ciò che in realtà è: l’amante. Era passato un anno prima che cedesse al corteggiamento serrato e, anche allora, per qualche mese non c’era stato niente più di qualche aperitivo e molte chiacchierate. Quando lui le aveva confessato: – Mi sono infatuato di te – lei gli aveva lanciato uno sguardo severo e aveva risposto: – Meglio che te la faccia passare. – 

Poi cos’era successo? Avevano continuato a frequentarsi. – Siamo solo amici – diceva Anna, confidandosi con un’amica. – Con benefit? – rispondeva l’altra. 

Sì. 

Erano finiti a letto dopo qualche bicchiere di vino di troppo, e avevano continuato anche da sobri. Anna, tra sé, la chiamava la situazione. Una situazione che andava avanti da sei mesi. Lui le confidava l’intenzione di separarsi, ma non si decideva a farlo. Intanto lei aspettava. 

Una notte, Anna aveva mandato a Marcello la foto di una frase che aveva sottolineato in un libro: “Viviamo negli scampoli”. Sembrava adatta a loro. Qualche giorno più tardi, quando si erano rivisti, lei gli aveva detto: – Ti voglio bene, e anche qualcosa in più – e lui aveva risposto: – Anch’io ti voglio tanto bene. – Nessuno dei due era riuscito a dire all’altro che la frenesia con cui si cercavano la bocca, quella degli abbracci e delle carezze avevano un altro nome. Solo quando rimaneva sola, con la pelle irritata dalla barba di lui, Anna si guardava allo specchio gli occhi luccicanti e diceva sottovoce: – Forse mi sono innamorata. – 

Il piatto è vuoto, ma il buco non si è riempito. Anna dà un’occhiata alla sua sinistra, come se Marcello fosse lì a guardarla, poi prende il piatto con entrambe le mani e lo avvicina al viso. Lo lecca, raccoglie il grasso sulla lingua, lo mischia con la saliva e lo manda giù; deglutisce. Ma non è ancora abbastanza. Sa di avere il frigo pieno di formaggi, marmellate e composte di accompagnamento; se solo avesse la forza di alzarsi, nei pensili sopra la cappa troverebbe anche pane, taralli e un tipo particolare di grissini che sanno di brezel. I pistacchi, invece, li ha mangiati tutti Marcello.

– Ma… ho preparato la cena – gli aveva detto la sera prima, indicando col braccio la tavola imbandita. Il vino, un Valpolicella ripasso, era già aperto. Lui si era avvicinato, le aveva accarezzato il viso e le aveva sussurrato: – Mi fermo solo un po’, ok? – 

Si erano riempiti i calici; avevano smangiucchiato nelle pause tra un bacio e l’altro, oppure si erano sbaciucchiati tra un boccone e l’altro, faceva poca differenza. Poi avevano fatto quella cosa che Anna non riusciva più a chiamare sesso ma non aveva nemmeno il coraggio di definire amore. Era la situazione, ma nuda. Dopo, Marcello le aveva detto: – Adesso devo proprio andare. – Si era rivestito in fretta, aveva rimesso la fede al dito ed era sparito, lasciando Anna ad avvitare i coperchi sui barattoli di marmellata, a raccogliere le fette di formaggio sparse sul tagliere in un contenitore. 

– Viviamo negli scampoli – dice Anna a sé stessa, nella cucina vuota. Cerca di consolarsi al pensiero dei momenti magici che lei e Marcello riescono a rubare, alla gioia di quando si rivedono. Non le basta. Le istantanee vengono subito offuscate dall’incertezza di un domani insieme che non sa se le verrà mai concesso. Scuote la testa, cerca di scacciare la tristezza che le si arrampica dentro e rimane incastrata in gola. Serve cibo, altro cibo per ricacciarla giù. Si alza e va verso il frigorifero. Apre l’anta, ispeziona i ripiani; non sa da che parte cominciare. Una lacrima, isolata, si aggrappa alle ciglia per non scivolare sulla guancia. Anna prende il contenitore dove ieri ha conservato i formaggi e dice: – Sì, ma questi sono avanzi. – 

Giugno 2025

© 2025 "Avanzi" è una pubblicazione digitale della rivista letteraria Nido di Gazza.
Tutti i diritti correlati alla presente rivista sono riservati agli autori e collaboratori di Nido di Gazza.

Nido di Gazza | Rivista Letteraria - Nido di Gazza © Copyright 2025