Costanza Tassoni

Blackjack

NUMERO 32 | GIU 2025

Persone come me si incontrano ovunque nel mondo. Non sono malvagio, ma neanche una brava persona. Il fatto è che amo i soldi. Riempirei una vasca di banconote e mi ci tufferei se non avessi di meglio da fare, e in effetti devo averlo fatto qualche volta. È un vizio come un altro: c’è chi colleziona oggetti, chi fuma e chi fa soldi. Io ho il vezzo degli orologi da taschino, fumo sigari dominicani e truffo a blackjack. Tra le cose che un gentiluomo deve tenere a mente c’è che non bisogna mai, e dico mai, mostrarsi sgualciti. Questa è una cosa che ho imparato da Camille, una deliziosa ballerina che sapeva deliziarmi sotto ogni aspetto. Una pelle di porcellana, dico davvero. La dolce Camille mi ha insegnato che l’aplomb nella danza è tutto, e diciamo che nel mio mondo si traduce nella perfetta caduta del tessuto in un abito. Fondamentale, per l’appunto.

Un fine settimana del 1986 mi trovavo nella tenuta di Sir Harewood: industriali della zona, whiskey, qualche scommessa ben organizzata e noi, scaltri borghesi in combutta coi croupiers. Regalavamo a quei signorotti un pomeriggio di sollazzi e fanciulle ben disposte, un baratto niente male per uscirne con le tasche gonfie del loro denaro. Vedete, vincere a carte è semplice: tutto dipende da cosa è stato deciso su altri tavoli. Occupare un posto a quelli è la vera partita. Fatto sta che è il 1986, me ne sto sullo sgabello bagnandomi le labbra di Macallan, quando il croupier fa la sua giocata:

«Fante.» Osservo.

«Re.»

Il mazziere scopre ancora. Non è previsto. Lo guardo e penso che i casi sono due: o è un perfetto imbecille, dunque può stare certo che il cravattino gli starà piuttosto stretto a fine giornata, oppure qualcuno mi ha fregato e sono nei guai. Quello continua a muovere le mani, ha un’unghia sbeccata sul mignolo destro. Sorride, poi con una vocetta cala l’ultima carta «Asso.» Non mi guarda neanche, poggia i cuori sul piano verde e dice: «Blackjack.»

Avevo appena perso 270.000 sterline mentre il tizio alla mia destra si grattava la nuca sudaticcia e placido mi chiedeva il tagliasigari. Quella volta ammetto che è stato tutto piuttosto grottesco, al tavolo c’era anche il promesso della giovane Miss Harewood e ho dovuto ricorrere a tutto il mio aplomb per mandare giù che era stata data indicazione di non ripulire la famiglia. Il buongusto vuole che chi ha soldi non se ne riempia troppo la bocca, una disciplina cui non tutti sono allenati. Il mio buon vecchio amico Dillon Hunt ad esempio, è uno che non sa proprio controllare l’euforia, ogni volta che gli capita per le mani qualche buon affare se ne esce con frasi del tipo Avete sentito l’ultima? E sbrodola inutili dettagli su questo o quello mettendo a rischio il suo immane lavoro. Potrebbe decisamente essere più ricco Dilly se avesse cura di chiudere la boccaccia. Ad ogni modo ognuno ha le sue maniere.

Il colpo della mia vita risale al 1966, mi ero fortunosamente imbarcato sulla Queen Mary strappando il biglietto ai dadi a un californiano piuttosto distratto. Non avevo particolare motivo per passare dieci notti al largo di Southampton, ma a ventisette anni con una donna furiosa che mi cercava e un paio di prostitute da saldare non c’era di meglio da fare. Ricordo che il ponte di ingresso dava su un’enorme sala circondata da divanetti beige di alcantara, la boiserie di radica richiamava il marrone dei tappeti orientali con grandi disegni geometrici e le signore facevano splendere le loro collane alla luce dei lampadari di cristallo. Il programma del viaggio prevedeva diverse soste utili al sollazzo delle ricche compagnie, mentre gli attracchi mi fornivano l’opportunità di guardare un po’ in giro, certo che la maggioranza non sarebbe rimasta in cabina. Mi aggiravo tra i corridoi della prima classe quando notai una coppia allontanarsi, inutile dire che forzare la porta della loro stanza fu piuttosto semplice. La signora aveva lasciato un collier di perle al bordo del letto. Era già nella mia tasca quando una voce alle mie spalle chiese «Che ne dice del gusto di mia madre?» Superata la sorpresa, mi dissi che non poteva certo essere una ragazza in abito e scarpette stringate a farmi temere. 

«Un ottimo gusto.»

«E se le dicessi che la collana nella sua tasca vale ottomila sterline?»

«Penserei che sua madre ha senza dubbio un ottimo gusto.»

«Lo credo anch’io. Peccato non le interessi di quel gioiello, credo non le piaccia granché.»

«Una buona ragione per lasciarlo nella mia tasca.»

Seguì un attimo di silenzio, poi la ragazza chiese con un sorriso: «Come se la cava con le carte?»

«Piuttosto bene, se vuole la verità.»

Il suo sguardo era deciso e dolce allo stesso tempo. I capelli ricadevano in boccoli ramati sullo scollo a barca del vestito abbinandosi alle lentiggini che le coprivano le gote rosate.

«Le propongo un patto allora.» Mi si avvicinò riempiendo la stanza di un profumo di caramella «Resterò su questa imbarcazione soltanto un’altra notte. Allo scalo di Cherbourg scenderò e i miei genitori non mi vedranno più.» Fece una pausa come a far depositare quella informazione. «Impegni la collana al tavolo da gioco, ne moltiplichi il valore e mi dia metà della vincita»

«Si parla di un accordo piuttosto ambizioso. Cosa ci guadagnerei?»

«Il mio silenzio naturalmente.»

«Ho l’impressione che il suo silenzio mi sarà garantito in ogni caso. Chi vorrebbe attirare tanta attenzione un attimo prima di sparire?»

Tacque un momento, poi calò la sua carta sul tavolo: «Scenderà con me. Mi insegnerà l’arte di rubare mentre io la renderò un gentiluomo. È ben vestito ma è un ladruncolo, chissà come si è introdotto su questa imbarcazione, ma le posso assicurare che la gente che porta al collo ottomila sterline avverte la puzza dei falsi.» Prese una sigaretta, fece una pausa per aspirare e si lasciò uscire un filo sottile di fumo prima di aggiungere: «La renderò capace di confondersi con gente come i miei genitori.»

A mio modo di vedere la vita è questione di tempismo: una faccenda tra gente comune e chi si fa trovare pronto. Il fatto è che i secondi sono un po’ più malvagi, persone come me invece si incontrano ovunque nel mondo.

Giugno 2025

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