Elisabetta Macrì

Recensione di
"Bambino"
(M. Balzano)

NUMERO 33 | LUG 2025

Marco Balzano compie una svolta narrativa coraggiosa con il suo ultimo romanzo, pubblicato da Einaudi. Dopo aver dato voce, nelle opere precedenti, alle vittime della storia, ora l’autore milanese si confronta con chi il male lo ha fatto, costruendo un ritratto sfaccettato di un pezzo di storia.

La storia è ambientata a Trieste e la scelta dell’autore non è certamente casuale, il capoluogo friulano, infatti, rappresenta un unicum nella storia italiana: città di confine dai primati agghiaccianti, dove il fascismo raggiunse i massimi consensi e Mussolini promulgò le leggi razziali. Qui sorgeva l’unico campo di sterminio operativo su suolo italiano, la Risiera di San Sabba, e qui si consumarono le tragedie dell’occupazione nazista e dei quaranta giorni di amministrazione jugoslava, con il dramma delle foibe.

Balzano sceglie questo teatro per illuminare pagine troppo spesso rimosse dalla memoria collettiva; il confine orientale diventa così specchio delle contraddizioni nazionali, dove la semplificazione storica cede il passo alla complessità dei fatti.

Mattia Gregori, protagonista e voce narrante del romanzo, incarna forse il personaggio più disturbante mai creato da Balzano. Il soprannome datogli dalle squadre fasciste, “Bambino” – dovuto al volto glabro sul quale non riesce a far crescere la barba – nasconde una personalità spietata, quella della più temuta camicia nera triestina. La sua violenza crudele ha un’origine ben precisa e affonda in un trauma: la scoperta, sul letto di morte della donna che lo ha cresciuto, la Tella, di non essere il suo figlio biologico. Questo svelamento innesca una spirale di ricerca identitaria che lo porta verso il potere fascista, convinto che solo la forza possa restituirgli la verità sulla propria origine. La sua adesione al regime non nasce dunque da convinzione ideologica, ma da un vuoto esistenziale che cerca disperatamente di colmare. 

Negavo ogni cosa, eppure quando ero da solo nella penombra della camera m’impensierivo. Forse aveva ragione. Me lo leggeva in faccia che recitavo la parte del fascista convinto anche se convinto non lo ero affatto.

Contrappunto essenziale alla ferocia di Mattia è la figura paterna di Nanni, orologiaio antifascista che incarna l’amore paterno incondizionato. Il padre non smette mai di credere nella possibilità di redenzione del figlio ed è sempre pronto ad accoglierlo nonostante tutto il male commesso. Questa relazione costituisce il nucleo emotivo più potente del romanzo, mostrando come l’affetto possa persistere anche di fronte all’inaccettabile.

Forse, ho pensato, si può amare solo chi continua ad aspettarci come se non fossimo andati via, come se nel frattempo il mondo non fosse diventato macerie.

La forza del romanzo risiede nell’approccio dell’autore: Balzano non giustifica né condanna, ma indaga. Il male smette di essere astrazione per assumere volto e nome, diventando comprensibile senza per questo risultare ammissibile. Non a caso Mattia conserva tracce di umanità che rendono il suo ritratto ancora più disordinante, mostrando come il confine tra bene e male possa essere drammaticamente labile.

Lo stile di Balzano conferma la sua cifra distintiva: essenziale ma mai arido, capace di raccontare la violenza senza compiacimento voyeuristico. La struttura in quattro parti, punteggiata da frammenti in corsivo, mantiene alta la tensione narrativa senza mai cedere al sensazionalismo.

Il romanzo si propone come strumento di conservazione della memoria culturale, innestando la storia nelle maglie della narrazione per garantirne la trasmissione alle generazioni future. Non cerca il giudizio del lettore, ma la sua riflessione.

“Bambino” chiude idealmente il discorso di Balzano sul confine orientale, iniziato con “Resto qui”. È un’opera scomoda e necessaria, che ci costringe a guardare negli occhi la parte più buia della nostra storia senza il consolante filtro della distanza morale. Un romanzo che interroga più che rispondere, che disturba più che rassicurare, e che per questo risulta prezioso nel panorama letterario contemporaneo.

Luglio 2025

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