Davide Cescutti

Cuori pieni, cuori vuoti

NUMERO 34 | AGO 2025

Alzò gli occhi dal cellulare e la vide. Era dall’altra parte della sala, con la macchina fotografica al collo, che cercava di trovare l’inquadratura giusta davanti a un gruppo di ragazze, delle amiche forse. Aveva capelli ricci e scuri e indossava dei jeans e una maglietta bianca. La guardò sorridere divertita mentre scattava una foto e la mostrava alle altre. Pensò che trasmetteva una bella energia. Si versò un bicchiere di birra che fece tutta schiuma, la guardò di nuovo e uscì in giardino.

    Seduta accanto alla piscina controllava le foto appena scattate nel display. Non erano venute male, pensò, ma quel piccolo schermo la fregava sempre, doveva guardarle meglio al computer. Si accese una sigaretta, alzò lo sguardo e lo vide dall’altra parte del giardino, in mezzo a un gruppetto di persone. Se ne stava fermo impalato, e ogni tanto rideva insieme agli altri. Era carino, aveva un viso simpatico. Prese la macchina fotografica, guardò nel mirino e gli scattò una foto. Spense il mozzicone, poi si alzò in piedi e prima di rientrare nella villa gli lanciò un’ultima occhiata.

    La vide di nuovo nelle foto della serata pubblicate su Instagram. Allargò l’immagine con indice e pollice e la osservò meglio. Rideva di gusto, chissà per cosa, con una mano tra i capelli ricci. Toccò lo schermo e sotto il suo viso sbocciò il tag elena.tiberi. Profilo privato, due amici in comune.

    “matteodonati ha chiesto di seguirti” lesse sullo schermo. Toccò la notifica e fu sorpresa quando riconobbe nella piccola foto tonda il ragazzo che aveva fotografato alla festa. Mostrò il profilo all’amica, che confermò, era carino, poi accettò la richiesta e lo seguì.

    La griglia del suo profilo era un mosaico di persone, volti, amiche, amici, linguacce, serate, lezioni, mostre, gatti neri e rossi, viaggi, spiagge, pranzi di famiglia e feste, tutte foto mosse che, almeno a lui, davano l’idea di un continuo movimento, di una grande energia. 

    Nonostante i pochi post in cui era taggato si era comunque fatta un’idea di che ragazzo fosse, soprattutto dalle foto di sentieri e montagne. Erano inquadrature dritte, precise, e lui doveva essere simile, un tipo preciso, rigoroso. Altro che la foto che aveva appena caricato lei, tutta mossa e confusa.

    Matteo guardò il primo piano di una ragazza con tante luci fuori fuoco sullo sfondo. Era la prima foto che Elena caricava sul profilo da quando aveva iniziato a seguirla. Gli piaceva molto, aveva colto un momento di spensieratezza. Ci pensò su, poi toccò due volte lo schermo e il cuoricino vuoto si riempì di rosso.

    Elena prese il cellulare e sorrise. Le guardava le storie e ora le aveva messo mi piace a una foto, era sicura che avrebbe scritto da un momento all’altro. Non fece in tempo a posare il cellulare sul tavolo che lo sentì vibrare.

    Si affacciarono alla chat con cautela, giocando un po’. Avendo spulciato uno il profilo dell’altra si fecero domande di cui già sapevano le risposte, reagendo comunque con emoji a bocca aperta o dagli occhi sgranati. Dopo aver rotto il ghiaccio Matteo usò qualche emoji della fiamma per scioglierlo definitivamente mentre Elena si divertiva a tenerlo sulle spine leggendo i suoi messaggi ma aspettando un po’ prima di rispondergli.

    Stufi dei giochetti e delle attese cominciarono a rispondersi subito e la chat prese velocità. Si inviavano meme e reel e risate e messaggi inaspettati e interessanti che presto si colorarono delle emoji più varie, scimmiette, gattini, faccine congelate e divertite, e poi, all’improvviso, di piccoli cuori rossi.

    Appena il cellulare vibrava controllavano subito chi fosse e se la notifica non era quella tanto attesa un po’ se ne dispiacevano. Quando il messaggio era quello sperato però, ricominciavano subito a scriversi e si sorprendevano a sorridere nel riflesso dello schermo. 

    Mancava solo una cosa da fare, un messaggio che Matteo cercava il coraggio di scrivere ed Elena aspettava impaziente di ricevere.

Matteo pensava a come chiederglielo quando entrò nel locale e raggiunse i suoi amici seduti a un tavolo vicino al bancone. C’era tanto chiasso da non riuscire a sentire nulla, neanche quello di cui stavano parlando. Non voleva rimandare troppo l’uscita, si disse, magari le avrebbe scritto proprio quella sera. Tirò fuori il cellulare e lo sbloccò.

    Elena guardò le sue amiche. Nonostante gridassero non capiva cosa stessero dicendo per tutto il chiasso che c’era in quel locale. Ma in realtà non le interessava così tanto, le aveva raggiunte lì solo perché non aveva altro da fare. Avrebbe preferito uscire con Matteo ma lui ancora non gliel’aveva chiesto. Prese il cellulare e controllò per l’ennesima volta la chat.

    Illuminati dagli schermi bianchi si videro online. Lessero di nuovo gli ultimi messaggi, poi lei mise il suo cellulare nella borsa e lui infilò il suo in tasca, lei alzò lo sguardo verso il bancone mentre lui guardò i tavoli dall’altra parte del locale e proprio in quel momento, lontanissimi e in mezzo al chiasso, i loro occhi si incontrarono.

    Si guardarono per un attimo, un solo istante, poi, sorpresi e impacciati, distolsero lo sguardo. Matteo non disse nulla ai suoi amici, prese il menù e si mise a pensare. Era la sua occasione, doveva fare qualcosa, guardarla di nuovo e sorriderle oppure farle un cenno o anzi, doveva alzarsi e andare a parlarle, così tornò con gli occhi su di lei e la vide che parlava con le sue amiche al tavolo, lei che aveva appena raccontato cos’era successo a tutte loro e adesso ascoltava cosa ne pensavano di quella situazione, che sì era strana, non si era alzato ma forse non l’aveva vista, magari era timido, oppure non era così interessato, ma più le ascoltava e più era confusa e come al solito non si decideva sul cosa fare, persa come al solito nel suo mare di pensieri, così tornò a guardarlo e lo vide che stava ridendo con i suoi amici, anche se lui pensava a quanto fosse stupido a non buttarsi mai e a non agire d’istinto.

    Così, mentre il tempo scorreva velocissimo e lasciava quell’incontro sempre più indietro, loro rimasero fermi, immobili, con il chiasso nelle teste che superava quello del locale, convinti che il momento giusto fosse ormai passato e che qualsiasi cosa avessero fatto sarebbe risultata troppo strana, troppo imbarazzante, finché decisero che non c’era più niente da fare se non far finta di nulla. 

    Tornando a casa Matteo si domandò come mai non fosse riuscito a parlarle, come mai in chat era tutto così facile. Elena invece, sdraiata sul letto, ripensava a ogni motivo che potesse aver fermato quel ragazzo dal salutarla. In chat le era sembrato il contrario ma forse aveva capito male, forse lui non era così preso da tutta quella situazione.

    La mattina dopo, rosicchiato dal rimorso, aprì la chat con la voglia di scriverle qualcosa ma non sapendo bene cosa digitò un semplice “ehi” che inviò senza pensarci. 

    Non lo capiva proprio. Perché le scriveva ora se la sera prima non l’aveva neanche salutata? Era interessato o no? Scrisse alle sue amiche per avere la loro opinione, poi si mise a pensare a cosa rispondere ma le venne fuori solo un “ehi”, che inviò dopo un po’.

    Continuarono a scriversi leggendo e rileggendo ogni messaggio alla ricerca di significati nascosti. C’era dell’interesse o era solo un modo per riempire il tempo? Lei cosa intendeva? E lui, cosa voleva? Ma entrambi ignorarono l’elefante nella chat, seduto al centro dello schermo bianco, che diventava sempre più grosso e invadente. Per fargli spazio i messaggi si fecero corti e brevi, ma non bastò, così li accorciarono ancora togliendo le emoji, ma senza una faccina divertita l’ironia non si capiva e senza fiamma ogni frase sembrava freddissima. La chat sempre più incerta rallentò, mentre i messaggi, stanchi, trascinavano giù a fatica la tendina delle notifiche che i due aprivano sempre meno.

    Ogni volta che la ragazza leggeva “matteodonati ha messo mi piace alla tua foto” era sempre più confusa ma quando il ragazzo caricava una foto anche lei metteva mi piace e lui, a sua volta, fissava lo schermo perplesso. Poi anche quelle notifiche arrivarono sempre più raramente, una foto sì e una no, un cuore pieno e uno vuoto, come un battito sempre più lento.

    Quando gli capitavano le storie della ragazza ripensava all’occasione persa. Ma ora era troppo tardi perché quelle che metteva lui, lei non le guardava più. Se solo si fosse alzato e l’avesse salutata quella sera nel locale. E invece no, era stato rigido come al solito. Aprì la chat e salì verso l’alto, tornando a quando i messaggi erano pieni di emoji, di risate e di cuori. No, doveva fare qualcosa, doveva buttarsi. Pubblicò una foto e aspettò l’arrivo della notifica ma arrivata la sera il cuore dall’altra parte era ancora vuoto e così, alla fine, il ragazzo decise di agire d’impulso.

    Le dispiaceva perché avrebbe voluto conoscerlo, dai messaggi sembrava un tipo intelligente. Solo che non era interessato. O forse sì? All’ultima foto lui non le aveva messo mi piace, però continuava a guardarle le storie. Non ci capiva più niente. Lei i segnali glieli mandati, anche piuttosto chiari. O forse no? Forse lui aveva perso interesse perché non si era fatta capire? Forse si era lasciata prendere dalla confusione in testa come sempre? Basta, per una volta doveva decidere: gli avrebbe commentato una storia e dalla sua risposta avrebbe capito una volta per tutte.

    Ma si accorse che nella parte alta dello schermo, tra i profili cerchiati di viola e arancio, lui non c’era. Poi notò di avere un follower in meno.

E come lui aveva smesso di seguire lei, lei smise di seguire lui.

Agosto 2025

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