Alex Roggero
Antonio, detto Tony
NUMERO 35 | SET 2025
Antonio, detto Tony, era il più incallito bevitore di birra Finkbräu che la zona 9 di Milano avesse mai incontrato. Non voleva farsi chiamare Antonio perché gli suonava troppo solenne, ma odiava anche chi scriveva il suo nome come Toni, con la “i”, perché gli sapeva un po’ troppo di brunch con l’avocado. Roba da fighetti figli di papà insomma. Lui voleva essere solo Tony. Semplice, diretto, come una bella birra Finkbräu aperta e bevuta tutta d’un fiato, di prima mattina. Tony era il ritratto di una routine metropolitana incredibilmente ben oliata e sistematica. Proprio come il quartiere da cui arrivava, la Comasina. 6 km a nord del centro della città, 9.616 residenti, 3 negozi. L’unica persona famosa che era passata negli ultimi 50 anni da quelle vie era il bel Renè, il Vallanzasca, di cui infatti custodiva gelosamente un manifesto autografato sulla parete della sua stanza, proprio sopra al letto. Tony ogni giorno si svegliava con un solo e unico obiettivo: aprire la sua Finkbräu delle 7:30 per inaugurare le sue attività quotidiane. Era più puntuale di una macchina, mai un minuto prima, mai un minuto dopo. La birra Finkbräu era la sua religione, e il suo comodino ne era l’altare. Figa quanto amava la Finkbräu quel ragazzo. Allungava una mano, ancora al buio, con la precisione di un cieco che conosce perfettamente ogni piega della stanza e afferrava la lattina. Oh, in 42 anni, mai che avesse sbagliato una volta a prenderla eh. Poco dopo i suoni che si potevano ascoltare erano solo due: il clang metallico della linguetta che si piegava verso l’interno e il glug-glug della birra che gli scivolava giù per l’esofago. In meno di dieci secondi era finita, bionda e schiumosa. A volte durava anche undici o dodici secondi, se voleva prendersela comoda, ma il suo record personale era di quattro secondi netti. Quel giorno aveva parecchia fretta.
La seconda Finkbräu della giornata si accompagnava sempre a un toast prosciutto e formaggio, e un caffè, per bilanciare. Per anni aveva provato a capire se questa seconda lattina fosse meglio consumarla fredda o a temperatura ambiente, ma purtroppo non era ancor oggi arrivato a nessuna conclusione particolarmente significativa, quindi solitamente lanciava una monetina e quel che capitava capitava, la metteva sul tavolo senza pensarci su troppo e la sgolava tra un morso e l’altro.
La terza e quarta lattina, strategicamente infilate nello zaino, si dissolvevano lungo le 21 fermate della metropolitana da Comasina a San Donato mentre ascoltava un album sconosciuto. Sì, perché da quando aveva attivato Spotify Premium, unico vizio capitalista che Tony abbia mai accettato di concedersi, aveva deciso che ogni viaggio dell’anno verso l’ufficio lo avrebbe passato ascoltando un disco diverso sorseggiando una Finkbräu. Anche se la tentazione di mettere su Vasco ogni mattina era assai grande. Ogni stazione, indipendentemente dalla canzone, aveva il suo sorso, e ogni sorso il suo tempo. 18.5 Km, 132 cl. Ormai sapeva perfettamente quando e quanto doveva bere a ogni fermata per arrivare all’ultimo sorso proprio tra Rogoredo e San Donato. Tony viveva in equilibrio su un filo sottile teso tra un’abitudine quasi eroica e una mediocrità serena. Non era felice, ma neppure infelice. Era Tony. Così era stato per quarantadue anni.
Il mondo là fuori poteva essere un caos di incomprensioni e conti da pagare, ma la vita di Tony scorreva liscia, proprio come il primo sorso di Finkbräu a stomaco vuoto.
Tony era fatto così. Era un uomo semplice, e così voleva restare.
Ma il destino, beffardo, aveva altri piani.
Era un sabato di ottobre, caldo come un agosto distratto, una di quelle rare giornate in cui anche a Milano c’era un cielo azzurrissimo, uno di quei cieli che ti fanno quasi sorridere solo ad alzare la testa a guardali. Lo avevano invitato a un compleanno in zona Isola, in una birreria artigianale. Aveva accettato l’invito solo perché sapeva ci sarebbe stata anche Sabrina, una sua storica crush con due tette che facevano provincia e che si sarebbe volentieri voluto fare da anni. Bastarono pochi minuti dopo essersi seduto per rendersi conto che no, in quel locale non servivano birra Finkbräu. Il suo primo impulso fu quello di spaccare tutto e prendere a schiaffi le due sorridenti bariste, ficcandogli in bocca popcorn e pizzette che avevano nel frattempo già portato sul tavolo. Poi però si ricordò che non scopava da mesi e Sabrina quel giorno era davvero parecchio figa. Si fece consigliare una birra dalle bariste, sorrise pure mentre lo chiedeva. Dopo qualche istante gli arrivò al tavolo una IPA. Anzi, una West Coast IPA. Nelle tre ore successive bevve in ordine cronologico una West Coast IPA, una session IPA, una NEIPA, una White IPA, una American IPA, un paio di Imperial IPA. Fu proprio allora che si sentì diverso. Di colpò non aveva neppure più voglia di scopare la Sabrina. Tornò a casa con una sensazione che non riusciva a comprendere.
Il giorno dopo si svegliò e per la prima volta in quarantadue anni non ebbe voglia di bere una Finkbräu. Prese il termometro per capire se avesse la febbre. Niente. Prese lo smartphone e il primo disco che gli venne da mettere su fu quello di Maria Antonietta. Nemmeno sapeva chi cazzo fosse Maria Antonietta. Che cazzo stava succedendo.
Mentre “Con Gli Occhiali Da Sole” riecheggiava nella stanza Tony andrò in bagno a lavarsi la faccia con un po’ di acqua ghiacciata. Sì senti subito meglio. Prese un asciugamano ma quello che vide una volta guardatosi allo specchio lo fece pietrificare: un paio di baffetti erano comparsi sul suo volto, proprio sotto al suo naso. In realtà gli donavano pure, ma questo è un altro discorso. Corse in salotto e cercò invano per svariati minuti di accendere il televisore per capire cosa stesse succedendo, ma non trovò più né il telecomando né il suo televisore. Eppure era sicuro di averlo sempre avuto. Al suo posto ora c’era una macchina da scrivere Olivetti che avrebbe giurato non sapere da dove arrivasse. Era anzi, un po’ stranito, di saper riconoscere così agilmente una macchina da scrivere Olivetti. Uscì di corsa di casa per chiedere a qualcuno cosa stesse succedendo. Per sua fortuna un ragazzo stava aspettando l’autobus proprio davanti a casa sua.
“Uei graaaaaaaaaaaaande!!! Come andiamo King?! Senti, anche te senti delle vibes un po’ strane da ieri sera?”
Non sapeva che cazzo avesse appena detto, ma dalla paura non aspettò nemmeno la risposta, torno immediatamente in casa e ci si chiuse dentro. Corse in bagno, oltre ai baffi erano comparsi due orecchini ai lobi e una frangetta troooooppo cool. A Berlino non avrebbe fatto nemmeno la fila per entrare al Berghain ora. Ma che cazzo stava succedendo?! Anche i pensieri iniziavano a diventare strani. Il punto di non ritorno fu quando scrisse un messaggio su Whatsapp alla Sabrina dicendo “Bella serata ieri, quella White IPA che mi hai consigliato era troppo top, magari una di queste sere andiamo a vederci un filmetto al Beltrade, so che ancora per qualche giorno c’è l’ultimo di Özpetek”.
Chi cazzo era Özpetek? Che cazzo era il Beltrade?
Tony dopo quel messaggio però di colpò capì che era tutta colpa di quella fottuta birra. Come in uno dei peggiori episodi di Braccio di Ferro scivolo fino alla cassa di Finkbräu sotto al letto, cercando di non fare più niente di strano. Per fortuna almeno quella era ancora lì. Prese una lattina da 50cl, calda. La alzò al cielo. Una lacrima scivolò sul suo volto. La bevve tutta d’un fiato, come se fosse l’antidoto di un veleno.
Immediatamente si sentì meglio. Sparò un rutto così potente che fece vibrare i vetri delle finestre in cucina. Si guardò allo specchio, i baffi e gli orecchini erano spariti. Prese il telefono, la Sabrina gli aveva già risposto:
“Ciao Tony, anche per me è stata davvero una bellissima serata ieri, quella White IPA era il top! Accetto con piacere l’invito, va bene domani alle 21.30 al Beltrade?”
Tony, non ricordava già più né cosa fosse Özpetek né tantomeno il Beltrade, ma, nel dubbio, provò comunque a rispondere qualcosa di sensato, perché se non si fosse ancora capito, il Tony non scopava da mesi.
La risposta della Sabrina non si fece attendere: “Vaffanculo stronzo, non farti mai più sentire”.
A cui segui un suo: “Ma vaffanculo tu stronza, vai a salutarmi il tuo amico Özpetek va.”
Tony si guardò allo specchio, si fece un occhiolino da solo e aprì pure una Finkbräu per festeggiare. Non c’era motivo di essere tristi, alla fine quella era solo una con le tette grosse.
Oh, quanto si sentiva felice con quella Finkbräu in mano.
Settembre 2025
