Laura Ramieri

Città, buio

NUMERO 35 | SET 2025

Mie adorate strade, miei preziosi palazzi. 

Meraviglia appiccicosa di nebbia. 

La città di M. mi accoglie sbuffando fischi in una maestosa e affollata stazione. Affitto una stanza di una casa elegante situata in un piccolo largo adornato di autunno: rami aggrovigliati e foglie arrossite. La mia finestra guarda scintillanti vie correre fino a perdersi, la confusione suona come una musica intonata. Fuori dalla mia porta le scale del palazzo profumano di incenso, il marmo nero scivola specchiato in infiniti giri. Scendo un piano, una porta, uguale alla mia porta ma numerata con una lettera B in ottone, si apre al mio osservare: un ragazzo vestito come in un secolo antico. Bavero alzato, cappello a cilindro, pantalone risvoltato a mostrare calze curiosamente rigate. Indossa guanti scuri, la mano destra stringe un raffinato bastone da passeggio. I suoi occhi sono colore del cielo, la bocca gentile mi sorride.

-Buonasera, nuova inquilina? Piacere, Lupo.

Si inchina. Resto stupita, come intrappolata davanti a uno splendido mostro.

Lupo esce tutte le sere alle nove e dieci, mai un minuto di differenza, non lo sento rientrare, non lo vedo di giorno. Lo seguo. Per tre sere. Ma ogni sera, alla fine della via dove la strada si divide, lui sparisce. La quarta sera mi aspetta, appoggiato al bastone, alla porta. 

-Vuoi sapere dove vado?

La sua voce è un sussurro, un invito.

Lupo mi accompagna fiero nel suo mondo notturno.

-Andiamo a fare le statue all’Arco?

Agile, sale sulla gradinata, punta a terra il bastone, alza una gamba all’indietro, delicato come una ballerina.

-Devi restare più immobile possibile.

I passanti si fermano ad ammirarlo, una statua bellissima che non distinguo se vera, o disegnata.

L’Arco è una piazza immensa di M. che spunta sorpresa, trionfante, alla fine di un viale illuminato da lucine romantiche. Nel centro della piazza, se ci si guarda intorno, la solitudine è così forte da fare male. Ricorda la paura di una confessione, in quelle chiese che ti osservano buie, spaventose. Il silenzio freddo, e il vento da batticuore. 

Qui l’acqua scorre in una corrente arrabbiata.

-Puoi sentire il suo lamento?

Lupo si sporge dalla ringhiera e l’aria della notte sfiora il suo contorno con grazia. Fisso l’acqua, scura, pronta a inghiottirmi. 

-Dei fiumi non puoi fidarti. Ma sono la parte viva di M., quella veloce, incontrollabile. 

Lupo sembra ammirarne la prepotenza, il contro e nonostante tutto.

La mia via preferita.

Stretta, storta, tetra. Palazzi decadenti che sembrano fissarmi. Lupo mi prende la mano e mi conduce fino al lampione.

-Fermati qui. Guarda.

Da sotto al lampione la luce limpida anima ombre che si arrampicano sui balconi, si nascondono nelle finestre, mi urtano allegre. Spettacolo di incanto, personaggio anch’io in una recita di stupenda fantasia.

-Ti sfido a correre fino alla fine.

Lupo è serio, ma non c’è nessuna fine, la via gira in una curva nascosta che non posso vedere. Questo è il quartiere vecchio, il mio a me più caro, dove puoi incontrare sogni passeggiare felici, sbirciare in qualsiasi futuro addormentato tra oscure carte, e innamorarti delle note ammalianti che corrono ridendo. Segreti ovunque, meravigliosi al punto di raccomandarsi di parlare sottovoce, per non disturbare.

Di magia così, fiorirono il mio primo autunno, e tutto l’inverno, a M., e poi una mattina la stagione cambiò, il tepore toccò le lenzuola, e fu la prima sera che alle nove e dieci Lupo non uscì. Aspettai. Primavera. Aspettai. Estate. Aspettai. Aspettai. Aspettai.    

Tutto quello che succede quando spegni la luce, sapresti dire se è vero o solamente un ricordo, un sogno? 

Attendevo Lupo, alla fine di una stagione troppo luminosa, che doveva smettere di brillare. Una notte lunga, una notte adatta a un racconto. Buio.

                                   Vie mie vene trafficate di sangue e rumore.

–A me non piace il buio. A me piacciono le luci che si accendono nel, buio. Le ombre che puoi inseguire, i dettagli rivelati da un’inattesa svolta. Le città vivono di questo, di percezioni. Sei tu a donare loro un ruolo. Tu pensi che ti ingannino, che di giorno sarebbe diverso. Ma solo nel buio può esistere tutto.

-Perché?

-Perché è il  solo luogo dove sentirsi liberi.

Settembre 2025

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