Pasquale Salerno

Merit

NUMERO 35 | SET 2025

Non per tutti l’amore è a portata di mano, a distanza di un fiore.

Sicuramente non per Eros. Cinquantasei anni, pochi capelli grigi rimasti e una pancia tonda come un melone. Porta un completo grigio e una pistola sul fianco, che aiuta a compensare la sua aria cordiale, delineando la differenza tra un bonaccione e un totale imbecille.

Eros è una guardia giurata. Quando esce dal solito palazzo gigante di vetro, con una ventiquattrore nera in mano, si guarda sempre intorno; un’abitudine del passato.
Si appoggia alla macchina, lasciata in quattro frecce in mezzo allo stradone vuoto, e tira fuori un pacchetto di Merit.

“Ci siete rimasti solo tu e la nonna a fumare quelle sigarette” gli diceva sempre sua sorella.

Eros prende una lunga boccata di fumo e pensa a sua nonna; quasi centenaria, una vita a finanziare l’industria del tabacco e del vino da cucina e mai un malanno. La prima e unica tachipirina la prese al funerale di suo marito. «Cose da pazzi» pensava Eros.
Ironia della sorte, arrivato a metà sigaretta si accorge del gigantesco manifesto sull’altro lato della strada: un’anziana signora sfreccia in macchina, reggendo una bottiglia di vino e un pacchetto di sigarette. Una vignetta che si presta allo slogan scritto sotto:
tu pensa a divertirti, al dopo ci pensiamo noi. Onoranze funebri Lucetti.

Eros non fa neanche in tempo a scegliere la sua opinione su quel manifesto così sfrontato, che viene interrotto da una ragazza sui vent’anni, che gli sembra essersi matererializzata dal nulla, senza il minimo rumore. Ha i capelli di un rosso violaceo, acconciati verso l’alto.
Degli scarponcini molto grossi le fanno guadagnare qualche centimetro in altezza. La sua statura piccola è in contrasto con la sua aria austera, quasi severa.

«Ce l’hai una sigaretta?»

Eros si schiarisce la gola, quasi stupito che una persona sconosciuta gli abbia chiesto qualcosa. Poi le allunga il pacchetto, risparmiandole una critica sul vizio del fumo alla sua età. La ragazza gli chiede anche da accendere, ma quando lui le allunga l’accendino, lei stringe le sue mani attorno alla sua manona gigante e accende la fiamma.
Poi accende la sigaretta, guardandolo dritto negli occhi e facendogli un sorriso all’ingiù.
«Grazie. Anche mio padre le fuma queste».

Eros, un po’ imbarazzato, le restituisce un cenno di cortesia.

«Tu però sei più bello di mio padre».

Questo è il momento in cui il viso di Eros prende il colore di una mela Kanzi, mischiando il suo giallognolo naturale al rosso imbarazzato di chi da quel martedì sera si sarebbe aspettato di tutto, fuorché le avances di una ventenne.
Le ultime avances ricevute da Eros erano scomparse insieme alle lire.

«Che fai, arrossisci? grande e grosso come te?»

gli dice lei, assestando il colpo finale; un occhiolino dolce come il miele alla paprika.

Eros si schiarisce la gola, assapora quell’ultimo secondo di adulazione, prima di dirgli addio:
«Potresti essere mia figlia. se vuoi ti do un’altra sigaretta, poi devo andare».

Gli occhi della ragazza sembrano quelli di babbo natale che vicino a latte e biscotti trova un biglietto con scritto “non voglio regali”.

«E quindi? sono maggiorenne».

Se prima era solo una sensazione, ora è una certezza: una ragazza ci sta provando con lui.
Eros tiene stretta quella minuscola, immorale vittoria. Ma non ci sono dubbi, resterà una vittoria solo nella sua testa.

«Ma che c’entra… Non è giusto».

“Bah… Dai, andiamo a bere qualcosa».

Eros le allunga una sigaretta e lei la prende. Poi prende le chiavi della macchina e apre lo sportello.

“Non esiste. Ciao».

Un secondo prima di entrare in macchina, una musica in lontananza si avvicina velocemente, interrompendo il pensiero di Eros: “E mo’ la lascio in mezzo alla strada? come ci torna a casa?”

Eros rivolge lo sguardo verso la strada, dove la musica si avvicina sempre di più, insieme ai fari accecanti di una macchina ai cento all’ora. Le note storte e gracchianti urlano Sei bellissima, con la voce della Bertè. Quando Eros riporta lo sguardo sulla ragazza il casino è già successo.

Lei gli ha strappato la pistola dalla fondina e ha tolto la sicura. Eros non ha neanche il tempo di spaventarsi, che lei gli spara in faccia. Il rinculo quasi la fa cadere a terra.

Lo sparo dura un attimo, e la musica dalla macchina è ormai così forte che quasi ne copre il suono sordo. La ragazza afferra la valigetta e salta sulla macchina, che riparte sgommando.

Eros rimane steso a terra in una lago di sangue, mentre la Berté si zittisce.

Avesse saputo che quella merit sarebbe stata l’ultima, l’avrebbe fumata meglio.
Tutto resta immobile. Il palazzone di vetro, il manifesto delle onoranze funebri, la macchina in quattro frecce, testimoni impassibili di quella scena. Manca solo la valigetta.

Che quella sera, per un ritardo nelle consegne, Eros stava riportando in sede senza dentro niente.

Settembre 2025

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