Claudia Sala

Il colloquio

NUMERO 37 | NOV 2025

«Buongiorno».

«Buongiorno». Stretta di mano vigorosa.

Mi ritrovo seduta in una sala riunione di una piccola media impresa. Le sale riunioni sono tutte uguali. Medio grandi con sedie scomode di finta pelle, tavolo di vetro o legno, scaffali di legno, tronchetto della felicità come ornamento, possibilmente appassito.

Si va dritto al sodo. Niente caffè o acqua, non c’è tempo da perdere. Tu puoi stare mezz’ora in sala d’attesa ma poi ti devi dare una mossa.

Si parte con la glorificazione dell’azienda e poi la descrizione della posizione. Ovviamente non si parla mai di quanto offrono in termini di retribuzione, ma partono dalla tua RAL per offrire il meno possibile.

«Abbiamo qui il suo curriculum. Ci parli della sua esperienza professionale, partendo dalla sua formazione».

E via con la solita tiritera che ormai ho imparato a memoria e ho imparato a riassumere in modo efficace.

«Come mai ha deciso di cambiare lavoro?».

Come tutti dovrei rispondere i soldi, i danè e perché lavoro in un covo di serpi. Poi, ci si attacca alla crescita professionale e a tutti quei discorsi che tutti fanno e che sono tutti identici.

Si sa in un colloquio di lavoro la verità è sospesa. E così le solite domande continuano.

«Perché pensa di essere la persona giusta per questa posizione?».

«Quante persone coordina attualmente?».

«Quali sono i suoi hobby?».

«Dove abita? Quanto impiega ad arrivare al lavoro e quanto impiega ad arrivare al posto di lavoro attuale?».

«Qual è la sua retribuzione?». Quella desiderata non la chiede nessuno. È d’obbligo giocare al ribasso.

Alla fine del colloquio, la domanda di rito: «Ha qualche domanda?».

«Prevedete lo smart working?», chiedo.

«No, pensiamo che si lavori meglio in presenza». Tradotto, pensano che le persone che lavorano da casa non facciano nulla. Qui siamo all’età della pietra. Lo sanno tutti che chi non lavora da casa non lavora neanche in presenza e si imbosca. 

Mentre ti stai alzando e sei ai saluti ecco che arriva la domanda più importante se sei una donna sulla trentina. La domanda delle domande, vietata dalla legge, ma per la quale tutto il tuo bel curriculum non serve a niente: «È sposata, ha figli? Non verrà giudicata per questo».

«Ah no! Allora perché me la fa? E lei è sposata?», vorrei replicare.

«Arrivederci, le faremo sapere».

Ecco solita chiusa. Non richiamano.

Novembre 2025

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