Matteo Balestra

Gregorio Marco Tisena

NUMERO 37 | NOV 2025

Un bel giorno di marzo, un uomo di mezz’età con un nome duplice ma senza alcuna origine nobiliare si mise a brillare. Attenzione, non si intenda che si mise a eccellere in qualche attività nello specifico né elaborò alcun ragionamento dotto, al contrario semmai, Gregorio Marco si definiva un uomo nella media, con i suoi vizi ma anche virtù ben bilanciate. Intendiamo proprio che la sua pelle di un bel colore rosato iniziò a sprigionare luce senza alcun motivo. Nel momento in cui successe, governava la sua bicicletta e si stava dirigendo verso il tabaccaio più vicino per acquistare sigarette, trattandosi il nostro di un tabagista, a proposito di vizi. La luce che iniziò a emettere fu talmente forte e improvvisa che anche lui, attonito, dovette portarsi al bordo della strada e fermarsi. Le macchine che gli sfrecciavano accanto suonarono più volte il clacson, mentre qualcuno arrivò addirittura a inveirgli contro dato che quella luce distraeva i conducenti. Lo sventurato Gregorio Marco, intanto, non riusciva a credere cosa gli stesse accadendo. Come prima cosa, pensò di rivolgersi al suo medico Federico d’Ostia, ma era domenica, per di più di sera, e i dottori tra cui il suo di certo non ricevevano. Chiamò allora il pronto soccorso. Dottore, penso che io m’illumino! Disse in tono disperato, a un uomo che credeva dottore, ma che invece era solo un centralino già piuttosto inviperito dalla vita. “Sì, d’immenso!” rispose infatti, e riattaccò. Sconvolto da una reazione del genere, Gregorio Marco si portò le mani tra i capelli. Se neanche le autorità sanitarie potevano aiutarlo, e faticavano a prenderlo sul serio, chi altro poteva? La polizia, per esempio. Che infatti si materializzò a sirene spianate due pistole già puntate. “Sta disturbando la circolazione! Si disfi dell’oggetto luminoso o spareremo!” intimò uno. Ma io m’illumino! Non ho oggetti con me, è la mia pelle! Allora l’altro agente, che di pazienza ne aveva poca, sparò. Il proiettile si conficcò nel braccio del povero Gregorio Marco che emise un latrato e cadde con la faccia in avanti. Spogliatolo in cerca della fonte luminosa che nel frattempo si era fatta sempre più accecante, non trovarono alcunché. Era proprio il poverello a emettere luce, la sua pelle, le sue ossa, la sua anima! Dato che continuava a sanguinare dal braccio, gli agenti lo portarono di corsa al pronto soccorso e non con poca difficoltà considerato che anche da dietro e coperto di bende Gregorio Marco continuava a brillare. Già al parcheggio, una manciata di dottori e infermieri uscì, incuriosita da tutta quella luce. “Quest’uomo è luminoso!” spiegarono. Nessuno capiva la gravità della situazione ma c’era un uomo che perdeva sangue ed era d’uopo, almeno, tentare di soccorrerlo. Fu portato quindi con una barella all’interno dell’edificio e già lì non pochi alzarono il sopracciglio per la sua luminosa presenza. I chirurghi che operarono Gregorio Marco non erano i primi arrivati, tutt’altro, eppure ebbero grandi difficoltà a lavorare in quelle condizioni. Alla fine dovettero rassegnarsi: il proiettile fu lasciato nel braccio del nostro protagonista. Gregorio Marco, ancora svenuto, venne subitaneamente allontanato dall’edificio in quanto la sua luce aveva iniziato a propagarsi perfino oltre le pareti. “L’uomo lampadina”, così definito dai giornali, morì di fame tre giorni dopo visto che nessuno voleva correre il rischio di portargli da mangiare e restarne accecato. Neanche con la sua dipartita, però, la luce accennava a diminuire. Allora, il sindaco di Siena ebbe un’idea: “considerato che quest’uomo è morto, perché non renderlo utile?”. Indetto un referendum per decidere la sorte del povero sventurato, la scelta finale cadde tra i temi scritti dagli alunni di una scuola elementare e in particolare su quella di un bambino che, essendo diversamente abile, fece compassione a tutti. L’idea di Alessandro “Sandrino” Pipetozza era piuttosto semplice: l’unico modo per rendere utile una “lanpadina gigante” era quello di spararla in cielo dimodoché non ci potesse più essere il buio che tanto lo spaventava. Detto, fatto. Nella sua luminosa putrescenza, il cadavere fu issato su un piccolo razzo progettato da un’umile azienda con sede operativa a Vambriate e poi installato direttamente a Siena. Il lancio fu seguitissimo in tutto il mondo. Il povero Gregorio Marco, espulso nella stratosfera, prima puntino iridescente nel giro di qualche giorno iniziò a diffondere la sua luce in tutto il globo. Così la notte, prima teatro di orrori indicibili divenne un secondo giorno e gli esseri umani un po’ meno cattivi. Gli spacciatori smisero di spacciare, gli stupratori di stuprare, e i politici di fare politica poiché tutto, come si suol dire, iniziò a essere svolto sotto la luce “del sole” (Gregorio Marco Tisena) così come il piccolo Sandrino aveva tanto desiderato. Fine.

Novembre 2025

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