Graziana Patanè

Il peso dell’erba gatta

NUMERO 37 | NOV 2025

Sto a crogiolarmi al sole quando sento la voce della mia vicina.

«Beppo» mi chiama.

Apro un occhio, la vedo sul muretto.

«Ciao, Minù.»

«Posso disturbarti?»

Minù non è soltanto la mia vicina, siamo amici dal giorno in cui, appena arrivata, le ho portato uno scarafaggio in dono. Quanto s’è divertita a ucciderlo! A essere onesto, le avevo dato il regalo con altre mire. Intravedevo già in quella piccola l’eleganza sinuosa che la contraddistingue, ma niente da fare: me l’hanno sterilizzata. Non ci è rimasta che l’amicizia. 

«Che succede?» le chiedo stiracchiandomi.

Fa un balzo nel mio giardino e viene a sedersi davanti a me.

«Oh, Beppo… un incubo!»

Deve essere stato proprio inquietante vista la coda frenetica.

«Cos’era? Un topo gigante? Gli artigli che ti cadevano? O le vibrisse?»

Ma ecco che le mie narici captano qualcosa. Muovo la testa a destra, a sinistra, su, giù: non ci sono dubbi. Mi avvicino a Minù, faccio un giro attorno a lei e mi viene da fare un balzo all’indietro.

«Ma tu puzzi di cavoletti di Bruxelles!»

Lei abbassa la testa e ficca il nasino nel suo pelo.

«È vero!» esclama. «Sono stata contaminata!» miagola disperata.

Non sapete la fatica che m’è costata avvicinarmi per consolarla, ma un amico deve mettere da parte finanche il suo naso nei momenti critici altrui. Quando l’ho percepita più tranquilla, ho preso una distanza di sicurezza prima che quel fetore mi obnubilasse la mente: dovevo restare lucido per capire quella situazione.

«Ora dimmi cos’è successo.»

«Beppo, un mostro si è impossessato della mente della mia umana! Ha già reso la casa una bolgia di fetori e ora, a quanto sembra, ha pure cominciato a contaminare me. Aiutami!»

«Calma, spiegami tutto con ordine! Che mostro è? Com’è fatto? Che fa?»

«Non so che mostro sia, questo è il problema! Non fa niente, sta fermo sempre nello stesso punto. Se lo tocco, non reagisce. È pure freddo, come il vetro di una finestra. Non emette suoni, però ho il sospetto che comunichi con la mia umana e le ordini di comportarsi in un modo che non è da lei.»

Che mostro era mai quello? 

«Ha peli?»

«Neanche uno.»

Quell’informazione mi faceva ben sperare: gli esseri senzapelo sono inferiori.

«Da dove arriva?»

«Non so neanche questo, l’ho trovato in bagno. Quattro giorni fa dormivo raggomitolata sulla poltrona, quando ho sentito la mia umana che rientrava. Adesso viene a salutarmi, ho pensato e invece ha superato la porta del salotto proseguendo lungo il corridoio.»

«Neppure un ciao?»

«Neppure quello.»

«Spero tu sia andata a darle l’unghiata che si meritava!»

«Mi ero alzata con quell’intenzione, ma l’ho trovata in bagno che si stava togliendo i pantaloni e ho avuto un moto di misericordia: credevo stesse per infliggersi la tortura dell’acqua. Le ho solo detto un miao deciso per farle capire che il suo comportamento non mi era piaciuto.»

«Io avrei castigato il suo affronto… ma il mostro, invece? Quand’è arrivato?»

«Era già là! Ma me ne sono accorta solo quando la mia umana ha buttato a terra i pantaloni e ho visto una cosa ferma sul pavimento. Mi sono avvicinata: aveva meno odori di una ciotola pulita. Ho allungato una zampa per sfiorarla e la cosa non s’è mossa. Rassicurata, ho deciso di salirci sopra.»

«E cos’è successo?»

«Niente. La mia umana mi ha detto che ero una curiosona. Intanto si era tolta anche il maglione, poi con un piede mi ha scansata via.»

«Spero che tu le abbia fatto sentire l’acume dei tuoi canini!»

«Era stata delicata.»

«Minù, gli umani non possono decidere dove dobbiamo stare o non stare. Non ti devi far trattare così!»

«Beppo, sei troppo drastico!»

«Tu troppo clemente. Ma dimmi il resto.»

«Non faccio in tempo a scendere che già vedo la mia umana salirci sopra così com’è, senza vestiti.»

«Che visioni orribili quei corpi quasi senza peli…»

«Ma ecco che le mie vibrisse captano una serie di vibrazioni negative. “Sessantadue” dice guardando quella cosa sotto. “Almeno cinque” aggiunge.» 

«E cosa voleva dire?»

«Non so, a volte dice cose strane…» 

«Ma del resto cosa si può pretendere da chi è quasi senzapelo? Che ragioni chiaramente?» 

«Tutte quelle vibrazioni non mi piacevano e me ne sono andata su una sedia in cucina. Dopo la tortura, è venuta anche lei. Sembrava comportarsi normalmente: mi si è inginocchiata davanti, mi ha lisciata, poi ha tirato fuori il pollo dal frigo. Che acquolina mi ha fatto venire quel fresco odor di morte, mi sono fiondata sulla ciotola. Mentre raggiungevo l’estasi nella carne, l’umana se ne stava a blaterare. “Cinque, almeno cinque,” ripeteva» .

«Lo stesso numero di prima.» 

«Già. Ma in quei momenti di godimento, non è che mi curassi troppo di lei. Soltanto dopo aver alzato il musetto dalla ciotola ripulita, ho sentito un fremito al naso. Ho fiutato l’aria, non potevo ingannarmi: era puzza di cavolfiore, quella! Da quella sera la casa è un inferno di esalazioni mefitiche: la mia umana s’è messa a cucinare solo verdure. Da quando ho onorato la sua vita della mia presenza, non era mai successo. Sì, qualche vegetale lo cucinava, ma una volta ogni tanto, una cosa sopportabile. Adesso, invece, non fa altro, mattina e sera, sera e mattina, non passa un fetore che ne arriva un altro e si sommano, si sommano, si sommano… Beppo, è terribile!» 

Ho dovuto vincere la mia resistenza per fare due passi verso Minù, allungare una zampa sulla sua, darle conforto, ma l’amicizia richiede anche atti di coraggio.

«Su, piccola»  ho detto, ma dubito m’abbia sentito.

«E i discorsi che ha preso a fare quella sera! Siamo andate sul mio divano, ha acceso la tv, ma a ogni umana che le compariva davanti diceva che erano tutte più belle, più giovani, più magre, più interessanti, che lei invece ha quarant’anni e il suo corpo è in via di disfacimento, che non troverà mai un uomo, che resterà sola…»

«Ma se tu le concedi la tua presenza!» 

«Quello che ho provato a farle capire mordicchiandole una mano! Ma lei niente, continuava a dire che era ovvio che Walter…» 

«E chi sarebbe?» 

«Un umano che è venuto una sera, si sono chiusi in camera e non ho idea di cosa abbiano fatto.» 

Ah, la mia Minù! Me l’hanno sterilizzata, che ne può sapere lei di queste cose?

«Diceva che era ovvio che questo Walter le avesse dato buca, che tanto lei cosa aveva da sperare, da offrire… parole senza senso! Finché, d’un tratto, non si mette pure a piangere! Troppo! Mi sono alzata e me ne sono andata dall’altra parte della casa, sul letto, ma prima sono ripassata dal bagno. Quella cosa era là al buio, immobile. Ho miagolato, ma è rimasta muta. Eppure, adesso che eravamo sole, ne fiutavo il pericolo. Mi sembrava chiaro che ci dovesse essere un nesso tra quell’essere, il cavolfiore e il delirio della mia umana.» 

«In effetti, vien da pensarlo anche a me.» 

«L’indomani mattina ne ho avuto conferma. Sai qual è la prima cosa che ha fatto la mia umana appena sveglia?» 

«Nutrirti, come è giusto che sia» dico con certezza ma Minù mi contraddice.

«E invece no! È andata in bagno, ha preso a spogliarsi ed è salita sulla cosa. Ha guardato in basso: “Duecento in più!”. Ti giuro, mi sembrava stesse per piangere di nuovo. Finché non è andata al lavoro è stata tutto il tempo a ripetere: “Com’è possibile, duecento in più, duecento in più!”. E intanto in cucina al puzzo di cavolfiore ecco che s’aggiunge quello di broccoli per il pranzo.» 

«Adesso capisco perché parlavi di incubo!» 

«E la sera? Entra, non mi saluta…» 

«Te l’avevo detto che dovevi agire subito di canini!» 

«…va in bagno, si spoglia: “Sempre cinque, ancora cinque” e poi a cucinar fagioli. Per me è chiaro: quella cosa in bagno è un essere malefico. Non so come abbia fatto, non so come comunichi con la mia umana, ma si è impossessato del suo cervello e la costringe ad agire in questo modo. E ho paura che…» 

«Nessuna mente, per quanto progredita, può impossessarsi della nostra, siamo superiori a tutto»  la rassicuro.

«Non è questo a preoccuparmi, Beppo! Temo che il mostro la convinca che anche io debba mangiare solo verdure!»

Sento i miei artigli estroflettersi, ma li ritraggo subito. Eppure Minù deve essersi accorta di qualcosa perché mi chiede se va tutto bene. No, che non va bene. Non va bene niente. Minù non è solo bellissima, ha una mente sagace, riesce ad avere intuizioni a cui non arrivo neppure io e me l’hanno sterilizzata. E a me monta l’odio verso l’intero genere umano, perché credono di poter fare come vogliono con tutte le altre specie, di poter decidere per noi, come se il mondo appartenesse a loro. Mi verrebbe da artigliarli tutti, dal primo all’ultimo, ma: «Minù, devi scappare da quella casa» dico. «Vieni a vivere da me. Convincerò il mio umano ad adottarti, ti farò comprare una ciotola e se pure non te la comprasse, dividerò la mia con te. Pure la mia copertina, la mia poltrona, anche il mio topo di gomma, se vuoi. Lascia quei fetori, fuggi da quell’essere malefico, stai con me!»

«Oh, Beppo!» 

Con un balzo Minù mi è accanto, mi si struscia e io dimentico persino l’olezzo che emana, povera piccola.

«Quella è casa mia e devo salvare la mia umana. Ma tu sei un vero amico» mi dice. Ma la fetida realtà dei cavoletti di Bruxelles ritorna con tutta la sua prepotenza, costringendomi a fare un balzo indietro. Mi metto a camminare su e giù.

«Beppo, cosa c’è?» 

«Sto pensando.» 

Quando ritrovo la calma e un’idea, mi fermo. «Minù, voglio vedere quel mostro.» Con un balzo sono sul muretto. «Andiamo.» 

La precedo nel suo giardino. Dopo aver attraversato la gattaiola ho un attimo di stordimento, ma mi faccio forza e vado dritto verso il bagno. So com’è la casa, ogni tanto quando l’umana non c’è, Minù mi invita a gironzolare. Il mostro è immobile, è come me lo ha descritto la mia amica. Provo a spingerlo.

«Ci ho provato anch’io, ma è troppo pesante.» 

«Minù, dov’è l’erba gatta?» 

«L’erba gatta? In cucina. Ma che…» 

«Adesso io e tu ci ingozziamo di erba gatta e veniamo a vomitare addosso a quest’essere! Capirà chi comanda!» 

«E se non funziona?» 

«Ti trasferisci da me.» 

 

L’indomani ero di nuovo steso al sole, quando comparve Minù. Aprii gli occhi.

«Allora?» 

«Non ci crederai, ma ieri la mia umana è tornata in sé! Appena rientrata è venuta a salutarmi!» 

«Bene.» 

«Poi, d’un tratto, mi fa: “Minù, non sembra anche a te che la casa abbia un odore terribile?” E via a spalancare tutte le finestre.» 

«Ottimo.» 

«Io però non ero ancora del tutto rassicurata. Aspettavo il momento in cui lei andasse in bagno. Ma sai cosa fa prima di entrarci? Prende il telefono e ordina due pizze!» 

«Mangi la pizza?» 

«Ma no, Beppo, non era per me, ma per quel Walter che ti dicevo, è venuto ieri sera. Comunque alla fine la mia umana entra in bagno. Comincia a spogliarsi, mi dico ecco, ci siamo, salirà sul mostro e il mostro tornerà a impossessarsi di lei e invece lei si infligge subito la tortura, senza neanche guardare quell’essere malefico! Gli dà un’occhiata solo dopo il supplizio. Confesso di essermi preoccupata in quel momento, ma la mia umana guarda il nostro vomito e “Tesoro, sei stata male oggi?” e prende a pulire il mostro. E poi sai cosa fa?» 

«Non ci sarà mica salita?» 

«L’ha preso e l’ha ficcato sotto al letto!» 

«Dunque, ora hai un mostro sotto al letto.» 

«In effetti sì, ma lo abbiamo neutralizzato, la mia umana è tornata in sé.» 

«Quindi hai risolto» dico.

 «Abbiamo risolto! Ero passata a darti la bella notizia e a ringraziarti.»

«Sono contento per te.» 

 «E adesso vado a caccia. La mia umana, convinta che stessi male, mi ha dato solo croccantini ieri e oggi. Ma mi procurerò qualcosa. L’importante è aver neutralizzato il mostro.» 

«Ma così non fosse…» 

«È così. Ma nel caso, gli rivomito addosso.» 

«E io t’aiuterò, vomiteremo insieme.» 

Minù mi si avvicina, struscia il suo musetto sul mio: «Sei un vero amico!»

È l’odor di cavoletti, ne son certo, a farmi lacrimare.

Minù se ne accorge, si stacca.

«Scusami, ho dimenticato che puzzo. Dopo la caccia mi darò una bella leccata, vedrò di risolvere anche questo problema.» 

Con un balzo è sul muretto.

«Buona giornata, Beppo.» 

 È già scomparsa dall’altra parte. 

Mi stendo di nuovo, chiudo gli occhi. 

Speravo non funzionasse, amore mio. Ma mia la solitudine, mio il segreto.

Novembre 2025

© 2025 "Il peso dell’erba gatta" è una pubblicazione digitale della rivista letteraria Nido di Gazza.
Tutti i diritti correlati alla presente rivista sono riservati agli autori e collaboratori di Nido di Gazza.

Nido di Gazza | Rivista Letteraria - Nido di Gazza © Copyright 2025