Teo Meriggi
Stile balneare
NUMERO 38 | DIC 2025
Paolo ha i piedi sporchi di sabbia bagnata, appoggia il mento sul bordo del gommone con gli occhi tra le fessure della porta. Il chiavistello è chiuso.
Con il gomito si appoggia all’ombrellone legato della famiglia Splendiani, tornano nel weekend.
Vede le mani tozze di Cattani roteare, ha ancora il fiatone.
“Maresciallo, neanche un Crodino? Due salatini?”
Il segnale era arrivato in tempo, Paolo l’aveva vista arrivare la macchina della Finanza. C’era da spostare le sdraio prima di tornare al bar, era l’ora delle pizzette e degli spritz. Poi Cattani, con le braccia al cielo e ancora quel fischio odioso.
Nella cabina sedici quasi non si respira, c’è ancora acqua in un secchiello, c’era anche il mese prima.
Cattani intanto prende fiato tra una parola e l’altra: “La riviera sì, la riviera piace sempre”
I finanzieri annuiscono, tengono dei fogli in mano in verticale e li sbattono sul tavolo.
“Che poi diciamoci la verità. Qua il lavoro c’è, c’è sempre stato” ancora Cattani.
Si agita. Ha la polo bianca pezzata sulle ascelle, si pulisce il sudore dalla fronte pelata.
Paolo guarda le scarpe dei finanzieri, aspetta che si muovano.
Una signora intanto chiede i gettoni per la doccia, al bar c’è solo Sanjay.
“Con questi mi tocca lavorare caro maresciallo..Tutto in regola per carità”
Il finanziere alza lo sguardo dalle carte: “Ma gli italiani?”
“Ma quando mai! Non se ne trovano. Non c’hanno voglia, questo è!” Cattani alza le mani, come se dovesse afferrare qualcosa nell’aria.
Il maresciallo allarga le braccia, l’altro rialza lo sguardo e fissa ancora Sanjay.
Poi prende i fogli e li chiude nella carpetta: “ Tutto apposto sig. Cattani, sempre un piacere!”
Si stringono le mani sudate.
“ A disposizione. E per quella faccenda di suo nipote..”
“Ah mio nipote..”
“Qua il lavoro ci sta sempre..” Cattani scatta di nuovo a passi corti.
“Eh quello se ne vuole andare all’estero”
“Ma veramente? E a fare che? Si sta tanto bene qua”
Guardano Sanjay che esce dalla cucina, porta un piatto di spaghetti alle vongole.
“E come si mangia da noi!”. Quasi lo strillano in coro.
Paolo guarda ancora dalla fessura, finalmente li vede andare via. Stringe le dita sul chiavistello. Cattani dice che ha le mani da studentello, non fatte per la fatica.
Se le è spellate a forza di chiudere ed aprire gli ombrelloni dalla mattina alle sei.
Esce dalla cabina piano, finalmente una boccata d’aria, profumo di primi.
Cattani lo guarda e batte le mani velocemente: “Ci muoviamo? Due calamarate ai tedeschi, quelli mangiano presto”
Paolo prende fiato.” Io veramente.. gli ombrelloni sono tutti chiusi, per oggi ormai avrei finito”
Cattani sospira, stringe i pugni. Si toglie gli occhiali scuri e guarda ancora in alto.
Sanjay li fissa ma non dice nulla, serve una mano in cucina.
“Ah facevi mezza giornata oggi?”
Con gli occhi gonfi, Paolo guarda in basso, è sveglio dalle sei. Sente il fiato di Cattani avvicinarsi: “Forza che a cena siamo pieni”
Sanjay ha messo la solita playlist, arriva già qualcuno a sedersi dopo i tedeschi.
Paolo taglia i pomodorini. Rallenta, li conta. Quanti pomodorini dovrebbe tagliare uno che è pagato quattro euro all’ora.
Due bambini corrono, uno ha un ghiacciolo, la madre gli urla di sedersi. Sanjay prende le prime ordinazioni, ormai ha imparato, i piatti sono sempre quelli.
Ancora un’ impepata di cozze per la coppia di bresciani, Paolo esce dalla cucina.
Segue la fila di mattonelle stesa centrale tra le linee di ombrelloni, la percorre con gli occhi fino alla riva. Sente Sanjay: “Dove vai? C’è ordine tavolo sette! Aiuta?”
No, Paolo continua dritto, non gira lo sguardo. Butta il grembiule a terra, vicino al lettino dei Garrani, clienti fissi da sempre, lo guardano male. Si siede su un pedalò.
L’orizzonte arancione, schizza i colori del tramonto, oggi davvero sembra quasi più vicino.
Dicembre 2025
