Ilaria Riboldi
Solo un corpo
NUMERO 40 | FEB 2026
Un’onda mi scuote
bagna la punta dei capelli
Come la luce, trasforma il vuoto nella pupilla
È balsamo per l’Atlante che regge il mondo
Scivola sulle clavicole, rampe verso il mare
lungo l’Omero, poeta dagli occhi stanchi
Si dondola sui pendii dolci che nutrono l’uomo
quando non è che germoglio
all’ombra dell’ombelico-radice che nutre l’uomo
quando non è che pensiero
L’onda nata dalla poesia delle viscere
dall’anima, mutata così in pelle splendida
Come la terra d’Africa al ritmo del tamburo parlante,
i muscoli vibrano
L’onda si incammina su per il monte
omaggio alla più bella tra le dee, che fa della donna una dea
Regina del piacere, Imperatrice della vita
Scende piano l’onda, le cosce lisce, baciate dal sole della prima gita
dell’ultimo viaggio con l’ultimo amore
Le ginocchia indurite dalle cadute, che poi erano solo trampolini
giunture fragili per il tempo
Tibia e Perone si abbracciano, aspri pastori di Sardegna
resi affettuosi dal calore del mirto
In una spirale, l’onda disegna l’Astragalo
dado da gioco nella partita decisiva
Si infrange dove l’Alluce bacia la sabbia bianca
È solo anima
È la mia casa
È solo un corpo,
sono solo io.
Febbraio 2026
