Carla Bellavia
Al semaforo
NUMERO 40 | FEB 2026
Alle undici di sera il semaforo dell’incrocio inizierà a lampeggiare. Attraverso il fumo dell’ultima sigaretta, guardo dalla terrazza Alice che raccoglie i suoi attrezzi, i capelli azzurri che sfiorano terra mentre si china in avanti.
Arriva a piedi verso il tramonto, con uno zaino di tessuto in spalla, i pantaloni a righe e gli anfibi. Ha la pelle luminosa, risplende sotto la bombetta da cui spunta quella chioma da sirena. All’inizio erano in due, lei e un ragazzo allampanato con le scarpe gialle sul monociclo. Lanciava oggetti in aria tenendosi in equilibrio su una ruota, seduto su un sellino piccolo piccolo in cima all’asta del telaio altissima. Lui non l’ho più visto; adesso Alice fa lo spettacolo da sola. Per il tempo di un semaforo rosso – quanto dura un minuto? – disegna cerchi e spirali nell’aria con due nastri arcobaleno. Finisce con un inchino da attrice consumata, levandosi il cappello con uno svolazzo da moschettiere e sfila veloce tra le auto per raccogliere le monete nella bombetta. Ha un passo elastico e ritmato, da ballerina.
Semaforo verde. Alice si riposa bevendo da una borraccia, appoggiata al muretto del palazzo. L’ho vista qualche giorno fa al supermercato. Ero in fila alla cassa e ho ascoltato due donne che parlavano di lei, della ragazza del semaforo. Dicevano che vive con la madre in un palazzo nel quartiere e che di giorno si guadagna da vivere in un call center. Pensare che alla facoltà di Lettere era una delle più brave, le sarebbe piaciuto lavorare con i libri. Oppure diventare insegnante di liceo. Poi però ha incontrato quel Marco, un drogato. Uno marcio.
Scatta il giallo, poi di nuovo rosso. Alice lancia birilli in cielo e li riprende in equilibrio su un piede solo.
È verde. Alice guarda nel vuoto, saltella sul posto con i suoi attrezzi in mano nell’intervallo dello show. Forse ha freddo. Forse pensa a Marco che non c’è più, al suo volto limpido da angelo fiammingo. A quando lui la avvolgeva con le braccia per tenerla al caldo, come un rampicante in simbiosi col suo albero.
Ecco il rosso. Alice fa girare un hula hop per un tempo che sembra infinito. Sorride mentre passa tra le macchine a raccogliere le offerte. Saltella. Sembra felice. Alza lo sguardo e incrocia il mio. Per un attimo sono con lei, complice di quel minuto di spensierata libertà sull’asfalto, in mezzo alle lamiere.
La luce gialla del semaforo inizia a pulsare. È un avvertimento che suona come un invito.
Febbraio 2026
