Gianandrea Frighetto

Nostra Signora del Mare

NUMERO 41 | MAR 2026

Non si parlava mai a Punta Faro. Un tacito comandamento per i pescatori notturni che, al pari di eremiti, si gettavano un cappellaccio in testa sparpagliandosi con canna e pila negli angoli più remoti dell’abbraccio roccioso. Solo lo sciabordio dell’acqua ne faceva da padrone sulla caletta. Quella notte sotto il fascio del faro, morbide onde di una luna annoiata si stendevano placide sulla cornice di sabbia, cancellando il passaggio di un granchio solitario. 

Nel cono d’ombra dimenticato dal proiettore, il braciere di una sigaretta tradiva la presenza di un pescatore. Maurizio affondava nella sedia pieghevole, la canna da pesca ingobbita con l’amo disperso in qualche affranto marino e le esche a muoversi nella scatola in un ultimo barlume di sopravvivenza.

Maurizio soffiò una nuvola di fumo, che aleggiò per qualche istante sopra i capelli radi prima di mescolarsi con la nebbiolina lagunare. Il faro girò il suo grande occhio e luce fu. Maurizio centrò il mozzicone dentro la bottiglia con gli ultimi rimasugli di birra calda, intanto che il fascio inquadrava il crostaceo arrampicarsi sugli scogli.

Bravo Sebastian, anche oggi ce l’hai fatta pensò lui, ma se fosse lo stesso granchio di ieri o del giorno prima non poteva dirlo, solo convincersene. Torna a casa, Sebastian. 

Un borbottio alla pancia lo esortò a stapparsi un altro succo al luppolo accompagnato dall’inseparabile sigaretta. Pensare che giusto un’ora prima aveva litigato con sua figlia Sara per il pacchetto che nascondeva nella borsetta. Lei urlava, lui gridava più forte, la madre in cucina a piangere.

«Tutta suo padre» brontolò e tracannò un lungo sorso, gli occhi chiusi ad assaporarsi i sintomi dell’ubriachezza. 

I freni di una macchina rombarono oltre il guard-rail sopra la scogliera, le luci dei fanali si mescolarono per un attimo a quelle del Grande Occhio. Poi il faro passò oltre, mentre portiera, mazzo di chiavi a terra e passi si alternavano in un concerto stonato.

Un’ombra percorse i passi del granchio.

Le sneakers affondavano nella sabbia bagnata e le onde sussultarono a quelle fosse che faticavano a riempire. Il faro girò e nel triangolo di luce Maurizio trovò radici di rughe e lividi bagnati dalle lacrime e mani insanguinate che stringevano la statua di una Madonna.

Chi sei? avrebbe voluto chiedergli. Eppure era certo di averlo già visto.

L’uomo conficcò l’effige nella sabbia e si sedette al suo fianco.

«Ne hai una anche per me?»

«Fa male fumare» disse passandogli pacchetto e accendino, poi tornò a scrutare l’orizzonte. Nel buio lo sentiva trattenere il respiro e poi lasciarlo andare in una vibrazione di labbra.

«Pescato qualcosa?» gli domandò lui e tirò su con il naso.

«No, forse fra un po’ cambierò verme. Ma niente per ora, non ho voglia» rispose Maurizio che espirò un’alitata di fumo.

«Allora cosa facevi?» 

«Guardavo Sebastian. Il granchio» spiegò Maurizio, che attese il Grande Occhio per indicare la battigia. L’uomo non si volse nemmeno. Stava accarezzando la Madonna sulla testa, lo scapolare striato di sangue secco. 

«Come sta Sara?»

Maurizio sbatté le palpebre. Lo conosceva così bene? Cercò di nuovo nelle nebbie della sua mente, senza successo.

«Ecco, si trova in punizione. Sua madre l’ha beccata a fumare.»

L’altro tossì goccioline di muco e fumo. Maurizio gli stappò una birra e lui ne prese un sorso.

«Ma va bene, no? In fondo sono ragazzate.»

«Fino a quando non rompono le palle a me» rispose Maurizio, che attese l’arrivo del faro per osservarlo meglio. I capelli unti incorniciavano il volto pallido, le labbra di ragadi in una linea piatta. Occhi verdi e luminosi, ma dall’aria stanca, incrociarono per un attimo i suoi.

«L’ho perso» confessò lui, la mano ad accarezzare il ventre della Madonna. «Mio figlio.»

Maurizio rispose con un brontolio e cercò una traccia di fuga nel confine tra cielo e terra, senza trovarla.

«È successo in poche ore, o minuti non so. Era vivo e dopo basta.»

Maurizio aspirò di nuovo il fumo, e di nuovo e di nuovo ancora. Calcolò l’arrivo della luce e quando fu sul punto di illuminarli, volse lo sguardo dall’altra parte. Non voleva più sentirlo, né sapere. A Punta Faro non si parlava. Quello era il suo posto da pescatore, non operai, padre o marito, e quel tizio era venuto a rovinarlo. Era venuto a rivangare un passato morto, defunto, finito.

«Mia moglie spingeva, urlava. C’erano acqua e sangue ovunque. Le infermiere dicevano che si era incastrato, i dottori di spingere. Non capite che ce la fa più? Cazzo taglia, no? Quei fottuti bisturi serviranno a qualcosa» ringhiò lui che scosse la testa. 

Maurizio affondò il mento nella scollatura della canottiera e chiuse gli occhi.

«Ho visto un dito, poi la manina agitarsi nell’aria.» Un singulto gli sfuggì. «È morto, soffocato, senza che io potessi fare qualcosa. E poi me l’hanno dato.»

La luce del faro ruotò, le mani dell’uomo erano stese fuori dal confine d’ombra, i palmi alzati.

«Gli ho cantato la ninna nanna e l’ho messo dentro al sacco» disse e tirò su con il naso. «Uno di quelli neri, della spazzatura. Ho buttato via mio figlio.»

Maurizio socchiuse la bocca, passò la lingua sulle labbra secche, tacque.

«Mia moglie urlava, si dimenava, mi insultava. Voleva vederlo, ma non gliel’ho lasciato. Sarebbe morta anche lei, capisci? Le hanno fatto una siringa nel braccio» spiegò e ingoiò un grumo di saliva. Gettò la sigaretta lontano. «Sono scappato. Ho preso la macchina, ho guidato non so quanto, mi sono fermato al primo supermercato. Forse ho rubato la bottiglia di rhum, non so. L’ho bevuta tutta e poi ho guidato ancora.»

Maurizio cercò una posizione più comoda, senza trovarla. Il fascio tornò, l’uomo passò il braccio sulle spalle della Madonna.

«C’era la curva, una casa, un muro. In mezzo ho visto il capitello. Ho pestato il freno, lo giuro su Dio. Ma poi il piede è saltato sull’acceleratore.» Diede un paio di pacche amichevoli alla statuetta, gli occhi fissi sui suoi. «Ero arrabbiato con te, capisci? Ti avevo pregata in sala parto. Ti avevo supplicato e tu non mi hai ascoltato. Perché l’hai fatto? Perché hai fatto morire un neonato?»

La luce sfilò, l’uomo abbandonò la Madonna, si rannicchiò su se stesso e scoppiò a piangere. 

«Non sapevo dove andare» balbettò tra i singhiozzi.

Maurizio allungò la mano cercandolo, ma incontrò la Madonna. Era liscia e fredda, un pezzo di pietra e lacrime e sangue. Quando il faro tornò, l’uomo era intento a pulirsi il naso sulla manica, lo sguardo alla canna da pesca.

«Forse è meglio che vada. Ti lascio in pace.»

«E lei?»

«Non la porto indietro, non posso. Rimane qui.»

Un’onda si spinse più in là delle altre e gli solleticò gli alluci, la spuma baluginò sotto il Grande Occhio. Maurizio infilò il mozzicone nella bottiglia. Quando regnò di nuovo l’oscurità si alzò e afferrò la Madonna.

«Dove vai?»

Non rispose. Avanzava nell’acqua tiepida, la statua premuta addosso a sé. Il faro girava e rigirava scrutando la pianura di onde, cercandolo. Ma Maurizio si era premurato dal tenersene alla larga. 

Combatté con la corrente che lo spingeva via, fece un passo e vacillò tra le dune sotto i suoi piedi. Si fermò per riprendere fiato. Teneva il mento alzato, le onde a solleticargli il petto. Riprese ad avanzare un passo, un altro, un altro ancora, poi affondò. Ingoiò acqua che sapeva di sangue, riemerse, la Madonna con lui.

«Maurizio.»

La voce uscì dal buio, altre mani sollevarono il peso della statua.

Andò di nuovo sotto, annaspò in cerca della superficie. Una mano lo afferrò per il braccio, aiutandolo a risalire.

«Maurizio cosa fai?»

«La getto nell’abisso.» Maurizio tossì, si pulì le goccioline al naso con l’avanbraccio.

«Tornerà a riva. Come un ricordo che riemerge quando meno te lo aspetti.»

«O rimarrà nei fondali a pagare per i peccati dell’umanità, come una Nostra Signora del Mare» rispose lui, che occhieggiò il fascio arrivare. Al momento giusto vide la faccia dell’uomo, che non era più quella di uno sconosciuto, ma la sua. Un Maurizio più giovane, fragile, estroverso, speranzoso. Gli occhi però erano verdi, come quelli di sua moglie e di Sara. 

«Pietro» disse, incredulo. «Sei davvero tu?»

Pietro sorrise e annuì. Poi la luce li superò.

«Pietro» sussurrò e mollò la presa. La Madonna scivolò lenta dalle sue mani. «Pietro.»

Maurizio brancolò nel buio fino a quando il faro non lo incrociò, solo in mezzo al mare.

«Pietro, figlio mio» sussurrò e soffocò un singhiozzo.

Arrancò in mezzo alle onde d’un tratto fattesi ruggenti, irose, diretto a riva. Finì disteso dove prima c’erano le orme di Sebastian. Affondò la faccia nella sabbia e la rigirò fino a quando riuscì a sollevarsi e orientarsi verso la scaletta. Nel parcheggio c’era una sola auto con il paraurti sfondato. Si appoggiò al cofano, il faro rischiarò le mani incrostate di sangue.

Qualcosa cominciò a vibrare in lui e ci volle qualche attimo perché si rendesse conto che proveniva dalla sua tasca. Trovò dieci chiamate perse, una scia di messaggi non ancora letti. L’ultimo era di Sara.

«Torna a casa papà» lesse e occhieggiò il mare, ma di Pietro e della Madonna non c’era più traccia.

Riposa in pace, amore mio.

Salì in macchina e accese il motore. Il faro illuminò un’ultima volta la targa, prima che svanisse nel buio della notte.

Marzo 2026

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