Martina Ciullo
Codice-Clara
NUMERO 42 | APR 2026
Anche se Clara non c’era più, Antonio aveva continuato a usare le sue parole. Il latte era il lattino, una persona nervosa era scaturita, un neonato era coccolo. Si sorprendeva a ripeterle nella casa vuota. Toccava un oggetto e lo chiamava a voce alta con il nome che gli aveva dato lei, prendendo a prestito le sue espressioni.
«Ora mi faccio un orzo», non beveva più caffè, «e ci metto il lattino», sussurrava. Il più delle volte gli veniva da piangere, ma l’orzo col latte se lo faceva lo stesso. Poi si sedeva a terra, poggiando la schiena al divano.
Siccome i primi tempi non riusciva a farne a meno, e in quei casi gli sembrava allo stesso tempo di smembrare Clara e di preservarla per sempre, usava le parole che lei aveva inventato anche con altre persone, con gli stranieri. Sceglieva parole stupide, che lo facevano sembrare goffo, grande e grosso com’era, con la barba lunga. Usava vezzeggiativi, termini inventati, il lessico tenero di Clara.
«Spostati, gattolimps», aveva sibilato al gatto che dormiva sul suo cofano, indormento, mentre con lui c’era una coppia di amici, e poi aveva fatto sciò con le mani. Lo stavano scortando a fare qualche commissione, all’inizio lui voleva solo lasciarsi morire, e il suo amico lo aveva preso in giro: «Gattolimps?», mentre alla sua amica si era stretto il cuore.
Poi si era imposto di tenerle per sé, perché aveva scoperto che quell’amica le usava con i propri figli, e forse con altri amici ancora e se continuava così le parole di Clara avrebbero iniziato a viaggiare, o peggio, sarebbero diventate la peculiarità di quell’amica.
Sapeva che a Clara non sarebbe piaciuto visto che una sera, invitati a cena da loro, prima di entrare in casa e salutarli e baciargli, lei gli aveva sussurrato: «Dobbiamo inventarci un linguaggio segreto, così quando ci annoiamo possiamo battercela».
Non sapevano, quella sera, che di lì a poco a lui sarebbe servito davvero un Codice-Clara.
Se all’inizio usare il suo lessico gli veniva naturale, col tempo aveva cominciato a sentirsi ridicolo nello scendere a patti con quei diminutivi. Capitava ancora, ma sempre più di rado, che al supermercato si girasse di scatto sentendo una voce femminile chiamare i peperoni come li chiamava lei, ma soffriva ogni volta di meno vedendo che non c’era nessuna Clara, annoiata dalla spesa ma allegrissima, che gli si avvicinava fingendo di intervistarlo con un broccolo.
Coi mesi il modo di parlare di Antonio era diventato molto più stringato, perché togliendo tutte le parole, le frasi, gli intercalari e le onomatopee che usava Clara, rimaneva poco.
Era sempre stata lei la comunicatrice, la parlerina. Lui preferiva ascoltarla, e forse la cosa più difficile era stata proprio accettare che lei non avesse più voglia di dire niente.
«Ma non ti si secca mai la lingua?», era sbottato a mezzogiorno di un ferragosto di tanti anni prima. Stremato, aveva continuato a seguirla su e giù per un immenso parcheggio mentre lei faceva speculazioni sul fatto che i gamberi fossero gli scarafaggi del mare, senza cercare davvero la macchina.
Si sarebbe ucciso, ora, per averla zittita così. Clara aveva passato cinque o sei minuti con il broncio, poi, una volta ritrovata la macchina, lui l’aveva rassicurata: ogni suo discorso era interessante, e lei aveva ricominciato a parlargli, dimenticando tutto. Ma non l’aveva dimenticato lui.
«Ma che seduta di prova scarsa ci siamo fatti, quando l’abbiamo scelto?», domandava a volte Clara mettendosi seduta vicino a lui. Resisteva pochissimo, le sembrava scomodo e si accoccolava sul tappeto, limitandosi a poggiare la schiena al divano. «Ah, non lo so», rispondeva Antonio restando dov’era, e poi guardavano insieme qualcosa di stupido in tv, qualcosa che Clara commentava dettagliatamente, a volte mettendo anche in pausa per poter fare dei discorsi più lunghi.
E Antonio, che spesso era irritato da quelle interruzioni, ora, seduto sul tappeto, il divano come schienale, l’orzo col latte, lattino, vicino a sé, ascoltava il silenzio che era sceso in quella casa da quando sua moglie era morta.
Aprile 2026
