Marco Petruzzi
Piccola trilogia dell'attesa
NUMERO 42 | APR 2026
LA PIOGGIA
Quando smetterà di piovere, me ne andrò. Ormai ho deciso. Lascerò tutto così come è: i vestiti sulla poltrona, i piatti nel lavello. Il romanzo sul comodino. La posta, le bollette. Aprirò la voliera dei parrocchetti: che anche loro se ne volino via, una volta e per sempre. Nemmeno al lavoro dirò nulla, agli amici. Semplicemente, sparirò e non tornerò mai più. Sarò come una bolla di sapone.
C’è da dire che qui sono anni che piove, ininterrottamente. Forse decenni. Non ricordo più quando ha iniziato. L’acqua ha ormai raggiunto stabilmente il secondo piano dei palazzi, gli uomini si calano dalle finestre e si muovono per le vie della città con canoe o piccole imbarcazioni di fortuna. Ma poco importa, aspetterò. Ormai ho deciso.
LA FORMA DELE NUVOLE
La nuvola aveva la forma del viso di mia madre, di questo sono sicuro. Stavo bevendo un caffè alla finestra, la città taceva in modo strano. La nuvola mi disse delle cose molto importanti sul mio futuro. Una dopo l’altra, si sono avverate tutte; perciò aspetto. So che aveva altro da dirmi, anche di questo sono sicuro. Da quella mattina, bevo il caffè guardando il cielo, scrutando la forma delle nuvole. Certe volte hanno la forma di un cane, o di un coniglio; ma non conosco la lingua degli animali, e in ogni caso credo che cani e conigli parlino lingue diverse. Altre volte hanno la forma di un drago, e allora sto attento e aspetto il fuoco. Oggi, ad esempio, il cielo è terso, sgombro. Allora so per certo che mia madre non comparirà, così prendo le mie cose e vado al lavoro. Ma non ho fretta, e domani potrebbe essere il giorno buono. Sì, domani potrebbe essere il giorno buono.
CENTROTAVOLA
Il gatto è un enorme gatto blu, e siede sopra il tavolo del salotto. Ha il pelo lungo e morbido, o almeno credo, di certo non mi azzardo a toccarlo. La punta delle orecchie sfiora quasi il lampadario.
Una mattina mi sono svegliato ed era lì, immobile. Ogni tanto apre e chiude gli occhi, lentamente, come se fosse assonnato; oppure agita un poco la coda. Per il resto, davvero non si muove. Quando entro nella stanza, ho l’impressione che mi guardi come se si aspettasse che faccia qualcosa. Cautamente, ho sistemato ai piedi del tavolo due ciotole, una con del tonno in scatola e l’altra con dell’acqua, la sabbietta. Ma per ora niente.
Non so cosa ho fatto per meritarmelo. A dire il vero, non so se ho fatto qualcosa. Non ho idea di quanto a lungo intenda trattenersi in casa mia. Per il momento, immagino debba imparare a conviverci.
Aprile 2026
