Elisabetta Macrì

Recensione di
"Mi troverai nel fuoco"
di Robert Lowry

NUMERO 48 | OTT 2026

Immaginate di sopravvivere a una guerra, di perdere una gamba su un campo di battaglia europeo e di tornare a casa scoprendo che, per tutti, siete già stati sepolti. È da qui che parte il romanzo di Robert Lowry, uscito negli Stati Uniti come Find Me in Fire e riportato oggi in libreria da Readforblind, piccola casa editrice che con questa operazione dimostra di saper guardare dove altri hanno smesso di farlo.

Il libro non è del tutto un inedito: arrivò in Italia già nel 1950, nella collana Medusa di Mondadori, tradotto da Giorgio Monicelli. Poi, come è accaduto a tanta narrativa americana di quegli anni, scivolò nell’oblio. Eppure Lowry aveva avuto un estimatore illustre, infatti Hemingway lo considerava tra i migliori scrittori del paese. 

 

Il teatro della vicenda è una cittadina di provincia, Doanville, dove tutti sanno tutto e nessuno vuole davvero capire. Jim Miller, il protagonista, torna a casa dopo aver combattuto tra l’Africa e l’Italia, il fondo autobiografico si sente in ogni pagina, non a caso infatti lo stesso Lowry ha vissuto le medesime vicende di Jim. Il ritorno del protagonista, tuttavia, non ha niente di glorioso. La città lo aveva dato per morto e fatica ad adattarsi all’idea del contrario: la gente lo fissa per strada con incredulità, perfino una zia ormai confusa non lo riconosce. Jim si muove tra i luoghi della sua infanzia come uno spettro, senza trovare più nulla che gli corrisponda.

Attorno a lui, Lowry costruisce un coro di figure che sembrano tutte in lotta con la stessa esperienza di soffocamento che scaturisce dalla piccola società in cui sono inseriti. C’è Petey Jordan, diciassettenne divorata dal desiderio di studiare e andarsene, che proprio per questo viene guardata con sospetto, come una mina vagante per l’equilibrio del paese. C’è Genevieve Aronson, bibliotecaria colta e amara, che appartiene all’unica famiglia ebrea del posto e che è condannata a una solitudine intellettuale che è anche una forma silenziosa di resistenza. E c’è Lee Sharpe, giovane nero, schiacciato da una segregazione che lo umilia di continuo. Proprio sul povero Lee si scaricherà il peso più grave della storia. 

Come spesso accade nei romanzi americani, però, il vero protagonista della storia, in fondo, è la comunità stessa in cui si svolgono le vicende di questi personaggi, che agiscono più da elementi in contrapposizione, che da veri e propri caratteri a tutto tondo. Lowry racconta il conformismo della società di Doanville con una durezza priva di indulgenze: basta una stanchezza fuori posto, un’ambizione troppo vistosa, una diversità qualsiasi, e scatta il sospetto, l’etichetta, la condanna. Sotto la patina della rispettabilità borghese cova una violenza che aspetta soltanto un pretesto per essere liberata.

 

Il titolo non è casuale. L’immagine del fuoco, infatti, attraversa il libro su due piani. C’è quello concreto dell’incendio che chiude la vicenda, nato dall’esasperazione di Lee e dal clima di razzismo che lo circonda: un gesto insieme distruttivo e liberatorio. E c’è quello interiore, la fiamma dei desideri soffocati, della rabbia senza sbocco di Jim, dell’ambizione che consuma Petey.

Chi cerca una conclusione consolatoria resterà deluso. Lowry rifiuta ogni redenzione: i personaggi o si arrendono, o vengono sconfitti dagli eventi, e il lettore esce dal libro senza il conforto di una speranza. È probabilmente questa la ragione per cui la storia, pur ambientata nell’America di fine anni Quaranta, parla ancora così direttamente a noi: racconta quello che accade quando una società pretende sacrifici estremi e non offre in cambio alcun senso di appartenenza.

Mi troverai nel fuoco è un romanzo forte: la sessualità vi compare in modo esplicito, la disperazione non viene mai addolcita, e Lowry non si preoccupa di conquistare il lettore. Cerca la reazione, non il consenso, e ottiene il suo effetto come un colpo allo stomaco, secondo la formula che usa lo stesso editore Ernesto Valerio.

Il Sogno Americano, qui, non viene attaccato con proclami: semplicemente non si presenta. Al suo posto resta una cittadina, un reduce che nessuno aspettava, e un fuoco che, una volta acceso, nessuno riesce più a spegnere.

Ottobre 2026

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