Davide Vassallo
Una botta di indecisione
NUMERO 46 | AGO 2026
È che io son fatto così, vacca boia, che certe volte mi sveglio con un’idea che mi galoppa in testa come un cavallo bianco nella prateria. E così stamattina, ero deciso, un toro: doccia, barba e un tocco di pane con il salame, che il caffè l’avrei preso dopo.
Così ho risposto alla Luisa che mi ha visto passare davanti alla sua bottega – Dove vai, Pino? – Vado a bere il caffè.
E ci stavo andando per via di una storia che circolava da non so quanti anni, me la ricordo già che ero un bambino e il Barone si era appena trasferito qui. Dall’America, si diceva. E in tutto quel tempo, al bar, ne erano girate di voci, che ti puoi solo immaginare.
– …e te lo ricordi il Rodolfo? Lui da allora è in Brasile
– Nelle miniere
– Ma quali miniere e miniere! Fa la vita del Michelazzo e si tromba una ballerina di flamenco al giorno
– Il flamenco si balla in Spagna
– Sì, quel che l’è…la salsa
– La samba
– Va bene, la samba. E il Farina? Lui è in Norvegia
– Bella roba
– Cosa vuol dire? A lui il freddo piace…
– E lì si scopa le renne
– Ridi, ridi…
Facevo mossa di ridere, però ci pensavo, che il Barone aveva svoltato un bel po’ di vite e che magari poteva cambiare anche la mia.
Solo che io non sarei partito per nessuna parte. Io sarei andato a bussare dalla Rosina, che adesso stava col Mario Cantagalli dell’anagrafe, e le avrei detto – Guardami come sono cambiato adesso, torna da me.
E lei avrebbe pianto commossa e mi avrebbe baciato e avremmo ricominciato anche senza la Claretta, che non è mica colpa mia se è morta.
Certo, io ho buttato tutto in vacca perché poi mi ubriacavo sempre, non c’era sera in cui non tornassi a casa storto come un uncino, ma voglio vedere voi, voglio vedervi. Avete mai tenuto tra le braccia la vostra bambina mentre si spegne? Che guarda con due occhi vuoti la tivù dell’ospedale mentre gli accarezzate le dita che diventano sempre più piccole, e sfuggono via come pesciolini di lago. Voglio vedere se anche voi non vi attaccavate alla bottiglia, voglio proprio vedere!
Così ho iniziato a informarmi, a fare qualche domanda qua e là – Ma ti fa firmare col sangue? – Ma va là…quelle sono cose da Medioevo, di quando c’eran le streghe. Un altro modo l’avranno trovato.
E l’altro giorno, che l’ho incrociato mentre uscivo dal cimitero, ho pensato fosse il momento giusto e mi sono avvicinato. Gli scagnozzi del Barone hanno fatto per fermarmi ma lui ha detto – Lasciatelo passare.
L’accento è della bassa Italia, altro che America…
Comunque mi ha ascoltato, mi guardava con due occhi grigi che parevano la luce di quella macchina dei dottori, come si chiama, quella per la radioterapia. Stesso potere di farmi cagare addosso.
Mi ha detto – Passi alla villa un giorno di questi, ci beviamo un caffè.
Bene, ho risposto. Allora adesso è così che si firma: col caffè.
Ma adesso che sono qui, davanti alla sua cancellata che aspetto il portiere, non sono mica più così sicuro. Chissà il Barone come lo fa il caffè. Magari te lo fa servire già condito con quella cremina dolce che fanno con lo zucchero i napoletani…mentre a me, invece, il caffè piace amaro, se no non riesco a berlo.
Lontano, vicino alle scuderie, legato a un paletto, c’è un cavallo. Bianco.
Agosto 2026
