A
pro la valigia sul letto
(piego sempre male tutto,
i maglioni doppi prendono spazio,
e qualcuno, inevitabilmente,
resta fuori).
Cerco i campioncini di doccia-shampoo
(questa regola dei 10 ml
continuo a non capirla).
Devo andare dove sta Josef K.
Mi muovo come lui,
senza convocazione,
con un’attenzione eccessiva ai gesti
(in attesa, fuori alla porta).
Cerco di non pensare al telefono
(lo lascio sulla libreria,
a faccia in giù).
Metto un podcast
(mi serve una voce che parli
senza chiedere nulla,
se non un po’ di attenzione).
Una coincidenza, però,
apre un varco:
a La lingua batte parlano
di idiomi inventati,
di combinazioni di fonemi,
di esperanto, di Tolkien.
Glielo invio?
Scrivo,
per non sentirmi in colpa.
Il telefono squilla. Non rispondo.
Basta! Completerò i bagagli domani
(rimando sempre quel che c’è da sistemare).
Quello che resta della sera
lo trascorrerò con Kafka
(Rilke non sempre lo capisco).