Alessandra Raffaelli
Esplosione di ricordi
NUMERO 47 | SET 2026
Durante la sera che sarebbe dovuta essere la più tumultuosa, sfavillante e rumorosa dell’anno, ovvero il trentuno dicembre, una casa all’angolo di una strada secondaria della cittadina, era immersa in un silenzio profondo, come se un orologio si fosse fermato per sempre, in attesa di ripartire. Nella penombra della camera, si trovava Allie, una ragazza di poco più di trent’anni, sdraiata sul letto a leggere un libro, che teneva così stretto da sembrare quasi che ci si fosse aggrappata, forse con il timore che anche lui sarebbe potuto scomparire da un momento all’altro. Mentre si perdeva in chissà quale mondo immaginario, sentì un lieve fruscio e poco dopo, la piccola finestra della camera si aprì, lasciando entrare un filo di vento, mentre una foglia si posò delicatamente sul pavimento. Allie socchiuse lentamente gli occhi.
– Cosa ci fai qua? – chiese Allie. – Pensavo te ne fossi già andata. È tanto tempo che ti stavo aspettando. Ho così tante cose da dirti che non so proprio da dove cominciare.
– Calma, calma… una cosa alla volta. Non c’è alcuna fretta. Per un po’ posso anche restare – rispose la voce.
– Va bene, ti racconto tutto. Allora, una settimana fa stavo…, aspetta, ma chi mi dice che non te ne andrai nel bel mezzo della conversazione? – chiese dubbiosa. – Giura che rimarrai qui davanti a me finché non avrò finito il racconto.
– Ahah, sei sempre la solita! – rise la voce. – Quando imparerai a fidarti delle persone che ti vogliono bene?
– Ehi, non prendermi in giro. Forse perché fidarsi costa troppo e c’è il rischio di essere feriti… sai, non vorrei accadesse di nuovo. – constatò Allie. – Allora, stavo dicendo: una settimana fa, stavo passeggiando nel parco vicino a casa, portando a spasso Billy, quando ad un certo punto ha iniziato ad abbaiare molto forte… lo sai quanto è esuberante. Quando vede qualcuno di familiare, tira così forte che rischio sempre di cadere. La persona contro cui stava abbaiando si avvicina, mi saluta allegramente e nel frattempo inizia a parlarmi della sua vita: di ciò che stava costruendo, dei sogni che purtroppo non aveva realizzato, ma nei quali continuava a sperare. Inoltre, mi racconta dei suoi obiettivi per il nuovo anno, della promozione, di questo suo nuovo lavoro e del secondo figlio in arrivo. E sai quale è la cosa più strana in tutto questo? – incalzò Allie. – Non sapevo nemmeno chi fosse. Non riconoscevo il suo volto, la voce, né quei gesti strani che faceva con le mani mentre parlava. Non ricordavo assolutamente niente di lei. Eppure, dal modo in cui mi parlava, sembrava che ci conoscessimo da sempre, come se avessimo condiviso una parte importante delle nostre vite: paure, cambiamenti, ma anche tante gioie e risate. E invece era come se avessi dimenticato tutto, da un momento all’altro. Perciò ho fatto finta di niente: ero troppo spaventata e imbarazzata per dire la verità. Ma cosa avrei dovuto dire? “Mi dispiace, ma non so proprio chi sei, ti ho dimenticata”, dopo che mi aveva parlato con quel sorriso stampato in volto, con quella confidenza e intimità che si riserva solo ad una persona cara. Così l’ho salutata e mi sono allontanata. Mentre il sole lentamente scendeva, lasciando spazio al buio della sera, sono tornata a casa, ripensando alla stranezza di quell’incontro e a come avessi potuto dimenticare una persona che sembrava conoscere così tanto di me – confessò Allie.
– Questo atteggiamento è proprio da te, Allie! – ridacchiò la voce. – Ricordo ancora le volte che uscivo con qualche amica dopo scuola e ti chiedevo di farmi un favore, ma che puntualmente dimenticavi sempre. Sei terribile!
– Va bene, va bene… – Allie abbassò lo sguardo. – Lo ammetto, non avevo una grande memoria. Però non è giusto: avevo solo otto anni e tu diciassette. Dovevi essere tu quella responsabile che si occupava della più piccola. Comunque, tornando al discorso di prima – continuò Allie – dopo essere tornata a casa, ho continuato per tutto il resto della sera a pensare a ciò che era appena accaduto. Da quell’evento sono passati alcuni giorni e la mia vita è andata avanti: il lavoro, la solita routine, come se non fosse accaduto niente. Eppure, allo stesso tempo, continuo a pensarci tutt’oggi; anche se posso dire di essere giunta alla conclusione, ovvero, che sia stato uno di quei momenti di poca lucidità, sai, in quei giorni ero stremata dal lavoro – confessò Allie. – In ufficio abbiamo dovuto chiudere alcuni progetti che hanno assorbito tutte le mie energie mentali e fisiche.
– Ahah, non posso crederci! – rise di nuovo la voce. – Non avrei mai immaginato che non saresti riuscita a capire… cioè, forse si: da una smemorata come te c’è da aspettarsi di tutto. Ovviamente ti voglio bene anche per questo, d’altra parte, come potrei non farlo.
Fece una breve pausa, poi riprese:
– Comunque, vedrai che la memoria, presto o tardi, tornerà. E quando lo farà, sarà già iniziato il nuovo anno. Quello che volevo dirti, in qualche modo, te l’ho già detto. Io, come sai, sto bene e posso considerarmi felice e mi sembra che, tutto sommato, lo sia anche tu, con tutti gli alti e bassi che ognuno di noi ha. Ma d’altra parte, che gusto ci sarebbe a vivere una vita piatta caratterizzata solamente da esperienze positive?
Mi raccomando – proseguì la voce – continua a vivere secondo i tuoi principi e ideali, ma soprattutto continua a sognare, perché sono proprio i sogni a tenerci in vita e a indicarci la direzione nei momenti di smarrimento. Adesso, però, devo proprio andare… mancano solamente dieci minuti allo scoccare della mezzanotte. Un grande abbraccio e a presto. – concluse la voce.
– Ma che gentile che sei! – disse Allie delusa. – Ormai sono mesi che mi apro con te, raccontandoti quello che mi succede quotidianamente e tu non mi dai nemmeno un consiglio. Forse sono proprio io quella pazza che parla da sola.
Dopo che la voce aveva abbandonato la sua mente, Allie aprì lentamente gli occhi, uno dopo l’altro, e un brivido di freddo la fece riemergere dai suoi pensieri. Ah, che sbadata, pensò: aveva di nuovo lasciato la finestra aperta. Si alzò dal letto, appoggiò il libro sul comodino e andò a chiuderla, dando un’occhiata veloce all’orologio. Mancavano esattamente dieci minuti allo scoccare della mezzanotte e all’inizio di un nuovo anno, perciò, decise di stappare una bottiglia di spumante per berne un bicchiere soltanto. Allora, iniziò a cercare un cavatappi: frugò in tutta la cucina, ma non ce n’era traccia . Proseguì la ricerca, guardando se sbadatamente l’avesse lasciato in qualche angolo del salotto, ma niente. In quell’istante, pensò che avessero proprio ragione quando le dicevano che aveva sempre la testa tra le nuvole. In seguito, guardò a terra, aprì armadietti, mensole e spostò sedie, alla ricerca di quel piccolo e insignificante oggetto. Infine, entrò in camera, continuando a rovistare nei cassetti e controllando con attenzione il pavimento e gli oggetti adagiati sulla scrivania, finché in modo del tutto casuale, notò che dietro il comodino si trovava una fotografia dai bordi rovinati, della quale non ricordava neanche l’esistenza. Essendo sotto il comodino, non riusciva a distinguere bene chi fosse l’altra persona ritratta, allora, la raccolse e la osservò con attenzione e lentamente iniziò a capire. Tutto parve riacquistare significato e a risultare più chiaro. Le due persone ritratte erano lei, quando aveva circa nove anni e la sorella Cassie, che ne aveva appena diciotto, poche settimane prima di perdere la vita in un incidente in motorino.
Adesso capiva. La persona incontrata quel giorno era proprio sua sorella, venuta a trovarla in sogno. Come aveva potuto dimenticarsi di lei, come se non fosse mai esistita, come se non fossero mai state sorelle? Pensò che forse l’avesse fatto per cercare di seppellire un dolore troppo grande da comprendere. Inoltre, capiva perché a volte era come se la sentisse arrivare nella quiete della casa, come fosse una brezza leggera. Allie sorrise guardando il volto buffo di Cassie in quella foto, ma allo stesso tempo si rattristò pensando al futuro radioso che avrebbe potuto avere, ma che quel maledetto giorno si era portato via per sempre. Alla fine, provò anche rabbia e un profondo senso di ingiustizia per aver perso così presto sua sorella, perdendo allo stesso tempo un pezzo di sé stessa. Mentre una lacrima le scendeva silenziosa, sentì un lieve ticchettio. Si voltò: era scoccata la mezzanotte e un nuovo anno stava iniziando.
In quel momento, ci fu un’esplosione di fuochi d’artificio. Allie corse alla finestra per ammirare quella cascata di scintille colorate che inondava il cielo notturno. Tra il susseguirsi di una luce dietro l’altra, ella si promise che da quel momento in poi avrebbe vissuto al massimo, o per lo meno, ci avrebbe provato, seguendo sempre i suoi sogni, dato che lei, a differenza di Cassie, aveva ancora la possibilità di realizzarli. Dopo questi pensieri, prese il telefono e per primi chiamò mamma e papà, per augurargli un felice anno nuovo, ed infine chiamò anche l’amica Rosy. Mentre stava riattaccando la chiamata, posando il telefono sul letto, si voltò di nuovo verso la fotografia e notò anche il cavatappi. Perciò, aprì finalmente la bottiglia e ne bevve un bicchiere soltanto, quasi sollevata da quella piccola rivelazione e pronta ad affrontare il nuovo anno.
Settembre 2026
