Elisabetta Macrì
Recensione di
"Ragazze perbene"
(O. Campofreda)
ANNO 02 | NUMERO 26 | DIC 2024
Le giovani donne adolescenti che vivono nella provincia del sud Italia sono come boccioli di rosa selvatica a cui è stato imposto di fare i gerani, sono curate ed esposte sui balconi di casa, sotto lo sguardo dei vicini, per esaltare i nomi dei loro padri. Questa è la storia di Clara e di sua cugina Rossella che, nate e cresciute a Caserta, dovranno confrontarsi con il loro destino da ragazze perbene, quelle che dicono sempre di sì.
È proprio Ragazze perbene il titolo del romanzo di Olga Campofreda, pubblicato da NN Editore nella collana tutta al femminile Le fuggitive. L’autrice ci regala il ritratto di una generazione, quella delle millenials cresciute sulle note di Baby one more time di Britney Spears, e lo fa attraverso una serie di contrapposizioni. La prima è proprio quella tra le due cugine: Clara che prova a costruire la sua vita lontano da casa e che, nonostante si ritrovi ancora immersa nel mondo provinciale, prova a costruire la propria vita seguendo canoni non consueti; e Rossella, che al contrario, risponde perfettamente a questi canoni, ma che è costretta a nascondere ciò non vi corrisponde.
Clara, la voce narrante, è scappata da Caserta, da diversi anni vive a Londra dove insegna italiano a ricchi expat e vive una vita solitaria alla ricerca della propria identità, intervallata da incontri più o meno duraturi con uomini conosciuti su app di incontri. Per qualche giorno deve tornare in Italia per il matrimonio della bellissima cugina, con la quale ha condiviso infanzia e adolescenza. Rossella, infatti, sposerà Luca, il fidanzato storico, colui che tutti si aspettavano che sposasse; tuttavia, qualcosa non torna perché Rossella sparisce per qualche giorno prima delle nozze. Clara capisce che Rossella sta nascondendo qualcosa, la perfetta incarnazione della ragazza perbene cela un segreto impossibile da confessare. Anche lei vive delle passioni che violano i codici da brava ragazza, ma non può ammetterlo davanti a nessuno.
La seconda contrapposizione del romanzo è nei luoghi. C’è Caserta, sempre uguale a se stessa, che vive all’ombra della Reggia costruita da Carlo III di Borbone dove si trova la bella fontana di Diana e Atteone, che è stato trasformato in cervo e sbranato dai cani perché ha desiderato la dea. Proprio la fontana è diventata il monito alla città: quando si ama troppo, succede qualcosa di male, è sempre meglio amare mitemente e con decoro, come si addice alle persone perbene. Il luogo che si contrappone a Caserta è Londra, la città aperta e in movimento, dove Clara prova a costruirsi, comprendendo sempre più il mondo da cui è venuta e che, volente o nolente, continua ad avere un posto decisivo nella sua storia. È il continuo confronto con l’origine che segna la ricerca identitaria della protagonista.
Come in tanti grandi romanzi familiari della tradizione letteraria italiana, non c’è mai una vera e propria ribellione alla famiglia e ai canoni sociali imposti, il finale rimane aperto e sfocia nella grande domanda che pesa su un’intera generazione:
Non è mai troppo tardi per smettere di provare rancore e finalmente farsi la domanda giusta.
Siamo già tutto quello che ci rende felici?
Che cosa mi rende felice?
Dicembre 2024
