Gea Testi

Senza offesa

NUMERO 31 | MAG 2025

Mezzo chilo di pomodori maturi, due spicchi d’aglio, una cipolla, basilico fresco, peperoncino,  pane raffermo, olio, sale, pepe, brodo vegetale.  

Frisk affrontava ogni sfida con determinazione, anche una ricetta a prova di novellini scovata in  un reel da 90 secondi su Instagram.  

La sua casa, o meglio, quella dei genitori, con il portico avvolto dalla vite americana, una piscina  monoblocco di venti metri quadrati e una colonia di gatti randagi che si riproducevano senza  controllo era il posto ideale per passare l’estate con gli amici. In campagna i pomeriggi volavano tra  gare di tuffi, quiz sul sesso dei felini appena nati, letture di saghe fantasy e idee sovversive.  

Quel giorno non c’era stato il solito trambusto da festa sulla spiaggia. Nessuno era finito sul  divano con un fazzoletto bagnato sulla testa dopo essere rimasto al sole per ore. Si sarebbero visti la  sera per decidere i ruoli del giorno successivo: chi avrebbe parlato, chi avrebbe lanciato, chi  avrebbe ripreso tutto con il cellulare.  

Venti minuti sul fuoco e ci siamo.  

Frisk buttò un occhio fuori dalla finestra per vedere se gli altri stavano arrivando ma la strada che  risaliva la collina era buia. All’esterno gli animali notturni riempivano l’aria con lamenti che  annunciavano zuffe o accoppiamenti in atto, mentre in casa il silenzio era interrotto solo dallo  sbuffare della pentola. Pancho Villa, il gatto anziano della colonia, si era addormentato per il quieto  vivere sull’unica sedia provvista di cuscino, ma la raffica di notifiche che arrivò sul telefono di  Frisk lo fece schizzare verso nuove rivoluzioni.  

Tre chiamate perse e la chat del Bacàn che era esplosa. Colpa della connessione, a volte lenta, a  volte instabile, spesso entrambe le cose.  

Lunedì ho l’esame droppate il video plz  

Ho il cane con la cistite sorry  

Esame di che?  

Hey!  

Storia contemporanea  

Non ho la macchina  

Skippiamo?  

Frisk? 

L’hai già data sociologia?  

Frisk spense il fornello, afferrò la scopa e iniziò a pulire a cucina. Non rispose e non richiamò  nessuno. Un po’ se lo sentiva, che sarebbe andata così. Essere dissidenti, esprimere pubblicamente  le proprie idee e sfidare la legge, non era per tutti. Ma faceva parte di lei. Avrebbe fatto credere agli  amici che il piano era saltato e poi si sarebbe presentata nel quartiere Oltretorrente con  l’atteggiamento di una che aveva fatto tutto da sola.  

Il complesso museale della Pilotta, nel centro storico di Parma, era illuminato dal sole della  mattina ma l’austerità degli edifici le mise freddo. Un freddo psicologico. Il carattere istituzionale di  certi ambienti non andava d’accordo con l’empatia priva di regole di Frisk.  

Si strinse nella felpa per soffocare l’apprensione per ciò che stava per fare. Si sistemò lo zaino  sulle spalle e percorse il viale d’ingresso in direzione della Galleria Nazionale.  Due euro di biglietto, ridotto perché aveva meno di venticinque anni.  

Era già stata alla Pilotta un paio di volte, in gita con la scuola. In generale non era attratta dai  musei, non le piaceva nessun posto freezato nel tempo dove non c’era nulla da fare se non guardarsi  intorno in silenzio.  

Tavole di legno dipinte d’oro, madonne con il viso pallido che tendeva al verde, santi imbronciati  con la barba lunga e poi lei: la testa di fanciulla di Leonardo da Vinci. Un quadretto solitario,  ingiallito, ma abbastanza famoso da essere utile alla causa. Il ritratto abbozzato di una ragazza con  gli occhi gonfi, un sorriso addormentato e i capelli arruffati dalle capriole della notte.  

Frisk indietreggiò, posò lo zaino sul pavimento e tirò fuori il treppiede. Si guardò intorno per  avere la certezza di essere sola, poi fissò il cellulare al morsetto e aprì la videocamera. Prese il  barattolo con la pappa al pomodoro che aveva cucinato la sera prima, tolse il tappo, si avvicinò al  telefono per avviare la registrazione e…  

– Non vorrai lanciarmi quella roba.  

La voce arrivò forte e chiara, femminile e metallica, con il tono di rimprovero della madre di  qualcun altro che ti becca a fare giochi pericolosi in un luogo pubblico.  

D’istinto Frisk richiuse il barattolo, lo infilò nello zaino e ci buttò sopra tutto ciò che aveva. Sono  fregata. Smontò il cavalletto senza curarsi di sfilare il telefono, tanto ormai la registrazione era  rovinata, e pensò solo a togliersi di mezzo prima che arrivassero i vigilanti del museo.  – Dove vai?  

Ancora quella voce. 

– Ok, fate quello che dovete fare, perquisitemi, arrestatemi. Ma sono innocente. Di cosa mi  accusate? Di avere un barattolo di pappa al pomodoro nello zaino? Magari è il mio pranzo e lo  mangio direttamente dal barattolo perché mi sono dimenticata il cucchiaio a casa.  

Frisk ipotizzò per qualche secondo una fuga alla The Dreamers, inseguita dalle guardie. Poi  pensò se fosse il caso di dichiararsi prigioniera politica.  

– Senza offesa, ma una ragazza che gira liberamente, vestita così, e fa quello che vuole, è una  privilegiata.  

Ancora quella voce.  

Frisk, che per carattere non si sarebbe mai arresa senza lottare, rispose come se dialogare con  una persona inesistente avesse senso.  

– Senza offesa, ma chi sei? Che vuoi? È una roba per far divertire i turisti? Prima che qualcuno  mi chieda i documenti faccio coming out: sono un’attivista.  

– Ah sì?  

– Hai mai sentito parlare di crisi climatica? Greta Thunberg? Combustibili fossili? Protestiamo  perché il pianeta è al collasso. Abbiamo lanciato la zuppa su Van Gogh, il purè su Monet, e oggi  tocca a Leonardo da Vinci. Tra l’altro con la pappa al pomodoro, una ricetta tipica della tradizione  fiorentina, vegana e di riciclo.  

– Io non ne so niente. Il pomodoro alla fine del Quattrocento non c’era. Ma sai che facevano le  ragazze invece di tirare ogni genere di cibo sulle opere d’arte? Stavano in casa a sbrigare le  faccende. Avevano un accesso limitato all’istruzione, pochi diritti e rigidi codici culturali e sociali.  E guai ad avvicinarsi alla politica. È il patriarcato, ne hai mai sentito parlare?  

– Quello c’è ancora.  

– Ecco, vedi. Tutto questo pandemonio e nessuno si è preoccupato di risolvere il problema  principale.  

Frisk sospettò che quella voce la stesse trattenendo lì, davanti al dipinto, per temporeggiare e fare  in modo che i vigilanti la cogliessero in flagrante. O magari c’era una task force anti-attivisti che la  stava riprendendo attraverso la videocamera di sorveglianza per trasmettere in mondovisione la sua  pessima figura con la didascalia epic fail of an activist.  

Da un lato sapeva che la cosa migliore era scappare, come Pancho Villa di fronte ai rumori  molesti; dall’altro c’era qualcosa che la bloccava, la curiosità di capire perché dentro la Pilotta c’era  un quadro parlante, se era uno scherzo o se stava immaginando tutto in preda a una strana malattia  dovuta alle emissioni di gas serra. 

– Leonardo è una delle figure più affascinanti della storia, unica nel panorama artistico, ma  anche scientifico. Appuntava tutto sui suoi quaderni: schizzi, disegni, osservazioni, diagrammi  anatomici, idee creative. Molte delle sue riflessioni hanno contribuito allo sviluppo della scienza  moderna. Ha inventato macchine volanti, ponti sospesi, sistemi idraulici.  

– Sarà stato una figura affascinante, ma decisamente fraintesa. Ha dato il nome anche a un  colosso della tecnologia militare che produce armi nucleari. Leonardo era a favore della guerra?  – No, era affascinato dalla natura, amava gli animali ed era un convinto vegetariano. Capito? Un  antispecista nel Quattrocento!  

Alla parola antispecista, dopo aver sentito poco prima anche patriarcato, il cervello di Frisk  ebbe un corto circuito. Avevano studiato il suo linguaggio, quello della sua generazione,  praticamente era un’appropriazione culturale. E lei come una stupida era rimasta dentro la Pilotta  invece di tornare a casa a leggere l’ultimo volume della saga di Blackwater.  

Afferrò lo zaino e fece per andare, ma prima chiarì la sua posizione.  

– Le emissioni di gas serra sono responsabili del surriscaldamento globale e dei cambiamenti  climatici, così come la deforestazione, l’inquinamento atmosferico e l’uso dei combustibili fossili.  Non è che ci piace imbrattare le opere d’arte, è un modo… spettacolare diciamo, per scuotere  l’opinione pubblica e criticare l’inerzia della politica. Se le istituzioni agissero con la stessa velocità  con cui ripuliscono i dipinti, saremmo già sulla buona strada. Ciao.  

Frisk iniziò a percorrere il corridoio verso l’uscita. Quando stava per lasciare la sala, in  lontananza sentì ancora quella voce.  

Non si voltò e non tornò indietro. Passò accanto alla biglietteria dove una delle ragazze dietro al  bancone la pizzicò con gli occhi.  

– Una visita veloce, eh?  

In piazza Pilotta, Frisk si stese sull’erba con lo zaino sotto la testa a farle da cuscino. Guardare il  cielo, di giorno, era una cosa che non faceva più nessuno, ma a lei piaceva quella sensazione  fastidiosa di fronte alla vastità accecante della luce. Una posizione comoda e scomoda allo stesso  tempo. Quell’esperienza era stata un fallimento? Se fosse rimasta tra lei e quella voce nessuno  l’avrebbe potuta definire tale. Non aveva raggiunto il suo obiettivo, ma si considerava abbastanza  resiliente da adattarsi a ogni sfida per nutrire la sua disobbedienza. Forse era il caso di studiare altri  metodi di protesta, per una contestazione che era solo rimandata.  

Non sarebbe andata dagli amici Oltretorrente. Recuperò il telefono e cercò informazioni su  Leonardo da Vinci. 

Leonardo, un uomo che si svegliò troppo presto dalle tenebre mentre gli altri uomini dormivano  ancora. Una frase di Sigmund Freud, che calzava alla perfezione con la battaglia ambientalista di  Frisk. E proprio lì, sull’erba di piazza Pilotta, si chiese: come si fa a svegliarsi da un incubo?  

All’interno del museo, la content creator chiuse il laptop perché il suo turno era finito. Un lavoro  estenuante, sempre alla ricerca di strumenti innovativi ed efficaci per promuovere le attività e i  progetti della Galleria. L’idea di associare un’intelligenza artificiale conversazionale al quadro di  Leonardo era stata l’intuizione che le aveva permesso di superare il periodo di prova di quattro  settimane ed essere assunta a tempo determinato per un anno.  

La giovane attivista, che somigliava in maniera impressionante a la scapiliata, era stata una beta  tester inconsapevole. E, senza offesa, tutto aveva funzionato a meraviglia.

Maggio 2025

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