Elisabetta Macrì

Recensione di
"Corte d'Assise"
(G. Simenon)

NUMERO 31 | MAGG 2025

Immaginate un romanzo così potente da essere bollato come “immorale” alla sua concezione nel 1937, per poi vedere la luce nel 1941. Questo è “Corte d’Assise” di Georges Simenon, un’opera che abbandona le familiari strade di Maigret per condurci nei labirinti dell’anima umana. Al centro di questa tragedia esistenziale troviamo Louis Bert, soprannominato Petit Louis: un uomo tormentato, accusato di un crimine passionale, il cui destino si gioca nell’implacabile aula di un tribunale.  

Il romanzo è diviso in due parti, la prima parte ci fa conoscere il protagonista, una mezza calzetta che è capace solo di fare il palo per la banda criminale dei Marsigliesi, di realizzare piccole truffe come aggirare la ricca signora Constance Ropiquet. Petit Louis crede di essere un vero gangster, ma in realtà è un buono a nulla. È così che, inizialmente coinvolto in una rapina, si trova invece invischiato in un reato molto più grave, l’omicidio di Constance. Nella seconda parte del racconto, invece troviamo il ladruncolo alle prese con l’aula di tribunale. 

Fu allora, forse, e soltanto allora, che Petit Louis cominciò la sua vera vita, la vita secondo il suo Destino. Era stato un bambino qualsiasi, trascurato, sempre coperto di croste, cosa irrilevante, visto che nessuno si sognava di baciarlo. Dalla scuola di Le Farlet era passato senza lasciare traccia, era stato un ragazzino ombroso, poi un apprendista né troppo abile né troppo maldestro, poi… Ed ecco che tutto questo acquistava un senso, che incidenti dimenticati, ai quali non si era mai prestata attenzione, venivano ripescati e valorizzati come quando si cercano i frammenti di un puzzle per completare una figura.

Attraverso una prosa essenziale, che non cede a lunghe descrizioni, e un magistrale intreccio tra passato e presente, Simenon svela un’esistenza segnata da ombre e scelte irrevocabili, intrappolando Louis in un destino apparentemente ineluttabile. Lungi dal presentarci un semplice assassino, l’autore ci sfida a guardare oltre la colpa, narrando l’inesorabile caduta di un essere umano in un dramma processuale dove giustizia, moralità e storia personale si scontrano senza facili risposte, e l’aula di tribunale diviene il luogo in cui ogni personaggio incarna un ruolo fisso e già deciso. 

Sebbene non figuri tra i titoli più celebri di Simenon, “Corte d’assise” possiede la rara forza di sedimentarsi nella mente del lettore. Senza ergersi a giudice, Simenon ci spinge a meditare sulla precarietà dell’esistenza e sul peso ineluttabile del destino, esplorando le fragilità umane e le oscurità dell’anima con una lucidità disarmante. Se siete alla ricerca di un romanzo che scavi a fondo nell’animo umano, senza timore di mostrarne le debolezze, “Corte d’assise” è una lettura imprescindibile. Perché, in fondo, in Petit Louis potremmo riconoscere la prigione delle nostre stesse scelte e la solitudine di fronte a un mondo che spesso fatica a comprenderci. 

Maggio 2025

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