Alissa Iori
Manchi solo tu
NUMERO 33 | LUG 2025
Una sera vado a casa di un mio amico, c’era la sua fidanzata e c’era un’altra coppia di loro amici che non avevo mai visto. Me lo dice il giorno stesso di venire, mi dice ‘vieni perché ci sarà da divertirsi, manchi solo tu’. Appena varco la porta d’ingresso, subito mi sento fuori posto. La coppia, gli amici del mio amico, mi guardano come se stessero osservando un cane randagio sul ciglio della strada, a cui vorresti dare da mangiare ma hai paura che ti trasmetta le pulci. Lei ha uno strano taglio di capelli per essere una donna sulla trentina, riccio da una parte e liscio dall’altro, con una striscia blu sulla ciocca che le ricade sul viso pallido e roseo. Noto subito che ha una bella pelle, ma non mi piacciono per nulla quell’acconciatura e quegli occhiali dalla montatura stretta e rettangolare. Me la immagino con i capelli mossi e senza occhiali, e tutto riacquista un senso nella mia testa. Poi guardo lui e mi sembra che non abbia nulla a che fare con lei. Se ne sta qualche passo indietro, come se intorno a sé avesse costruito uno spazio immaginario da non valicare. È solo, solo con la sua coda di cavallo bruna su una testa decisamente rettangolare. Indossa un chiodo di pelle che non si è ancora tolto malgrado la temperatura alta dell’appartamento.
Mi presento, dico ‘Piacere di conoscervi’, ma non so se mi fa così piacere. Mi aspettavo una serata con il mio amico e la sua fidanzata; lei si chiama Lisa, ed è bellissima, secondo il mio modesto parere. Porta i capelli sciolti e lunghi sulla schiena, sono mossi, di una tinta rosso rame che non sembra per niente una colorazione artificiale, perché si intona bene con i suoi occhi color castagna. In un cantuccio della mia immaginazione, desidero sia la mia fidanzata, con cui andare a fare lunghe passeggiate i pomeriggi d’autunno, in cui il sole sarebbe sceso prima di cena e i colori delle foglie si sarebbero confusi con le sfumature dei suoi capelli. Ma dentro di me ho sempre saputo che le lunghe passeggiate mi annoiano e i pomeriggi tranquilli d’autunno mi mettono tristezza. E alle ragazze molto giovani come Lisa invece piacciono, perciò non c’è nulla che mi accomuna a lei. ‘A te piacciono le nostre coetanee spostate’ dice sempre il mio amico, il fidanzato di Lisa. Io gli chiedo cosa c’è di male e lui mi risponde ‘c’è di male che ti fanno stare male’, e io gli chiedo cosa intende per ‘male’, e a quel punto lui mi risponde sempre ‘male’. Dice che quelle del mio ambiente sono tutte delle deviate, e allora io gli rispondo che forse sono deviato anche io, perché le lunghe passeggiate e i pomeriggi d’autunno mi mettono tristezza.
Il mio amico quella sera si è fatto la barba, e i suoi capelli neri risaltano sul viso cereo che ha da quando è un bambino. Ci mettiamo tutti e cinque seduti al tavolo, e scopro che tra la coppia che il mio amico ha invitato a cena c’è la stessa differenza di età che intercorre tra lui e Lisa. La donna è più grande di dieci anni. Il ragazzo ha appena finito l’università, e sta cercando un lavoro, mentre lei insegna in una scuola superiore già da qualche anno.
“La prima volta mi sono avvicinata io, eravamo ad un concerto” dice lei.
“Però ti ho baciata prima io” ribatte lui.
“Adesso tocca a te” dice il mio amico.
“A me?” dico io.
“Sì, ora tocca a te trovarti una più giovane.”
Subito penso che non ci combinerei proprio nulla con una donna così tanto più giovane di me. Poi guardo Lisa e mi vengono in mente i suoi capelli in una giornata d’autunno e i suoi occhi color castagna che mi sorridono nella penombra del crepuscolo, e mi sento una stretta in gola. Cerco di togliermi dalla testa i pomeriggi d’autunno e i capelli di Lisa.
“Mi raccomando, ci conto” dice il mio amico quando mi saluta sulla soglia della porta.
“Non ci vado con quelle più giovani, non ho il tuo spirito.”
“Ma quale spirito!” dice lui, “Nessuno spirito mi ha portato da Lisa.”
“Dai, hai capito” rispondo io.
“Sul serio, amico, le ragazze più giovani sono una garanzia di tranquillità.”
Ma a me il viso ricolmo di richieste serene di Lisa fa venire un nodo alla gola. Non vorrei mai essere guardato così da una donna. Lisa esiste solo in un angolino della mia mente in cui è sempre autunno e le foglie hanno il colore dei suoi capelli. E così le ragazze della sua età.
Cammino verso l’automobile, pensando alle mie ex fidanzate che il mio amico ha sempre detestato e che io ho amato così tanto e in tanti modi diversi, senza mai aver fatto una lunga passeggiata con loro in una triste giornata d’autunno.
Qualche mese dopo mi ritrovo ad una festa, era il compleanno di un’amica, e incontro un tale che, da quello che racconta, sembra aver fatto la Guerra di Secessione. Sedute accanto a lui, intorno al tavolo del pub, ci sono alcune ragazze che non ho mai visto. Una di queste ha i capelli rossi, di un rosso ramato come quello delle foglie d’autunno. Come quello di Lisa. Mi guarda e mi sorride, poi vedo che cinge la vita dell’uomo che sta parlando animatamente facendo svolazzare le braccia in aria, come a simulare un aereo che cade. Poi lo interrompe e gli da un bacio sulla bocca, e lui ricambia. C’è qualche schiamazzo e a un tratto una di quelle ragazze mi chiede se fumo. Io gli dico di no, ma la accompagno comunque fuori dal locale per farle compagnia. È bionda, e la chioma dorata fa contrasto con le sopracciglia scure. Si accende la sigaretta e me la porge, io rifiuto di nuovo. Noto che è molto più giovane di me e che non è bella come Lisa o l’altra donna dai capelli rossi, ma c’è qualcosa di lei che mi attrae. I corpi esageratamente magri come il suo non mi sono mai piaciuti, ma più la osservo e più sono convinto che su di lei le curve sarebbero un oltraggio. Dopo qualche chiacchiera di circostanza, le chiedo il numero di telefono, e lei mi guarda con quegli occhi azzurri e tanto grandi che le vanno a formare due piccole borse sotto appena sopra le occhiaie. Mi osserva stranita, senza speranza. Mi guarda come se non se lo aspettasse. Poi mi detta il suo numero, che segno sulla rubrica del telefonino, e io le lascio io mio. Lei mi sorride e rientra nel pub, senza dirmi una parola per il resto della sera.
La mattina seguente mi do dello stupido per aver pensato di lasciare il numero a una ragazza di dieci anni più giovane di me. Cosa potrei farci con una donna più piccola di me? Forse avevo bevuto troppo.
Nel pomeriggio mi arriva un suo messaggio. Sono nel letto che mi crogiolo tra le lenzuola e il piumino e guardo il cielo bianco che ricopre la finestra. È di un bianco accecante, e sono già le due passate. Tra un paio d’ore farà buio. Guardo lo schermo del cellulare e tra le lettere di quel messaggio, immagino i suoi occhi sporgenti dire quella breve frase: ‘Ehi, sono Mara, come stai?’ Non sapevo cosa rispondere. Di solito sono molto bravo con questo tipo di corrispondenza, ma stavolta non so nemmeno da dove cominciare. Però poi mi vengono in mente le parole del mio amico, quella sera: ‘Manchi solo tu’. Non posso certo mancare per sempre, allora rispondo. Poi continuiamo a scriverci, finché lo schermo del telefono diventa sempre più luminoso e la stanza sempre più buia.
Luglio 2025
