Non lasciare, o fanciulla, che l’iniquo orbe Seppellisca l’estro che su la tua fronte risplende; La tua man, che il vero nel profondo scorge, Nel dolce tratto a le celesti sfere si riconforta. E quegli, ciechi dinnanzi al tuo fulgore, Che perser del sogno la fiamma e il senno, Non levano a lor canto laude al tuo splendore, Ché dal tuo viso un lume si diffonde immenso. Ogni greve sospiro de l’aere triste, In te si fa lieve danza d’incanto. Non cedere, o bambina, a la ferale scure Di chi non comprende del tuo disegno l’ardor sacro, Poiché nell’ombra tua s’accende lo splendore, E ogni tuo segno è vita ch’oltrevive. Serba, dunque, la tua arte, tesoro prezioso, Non temer l’abisso né lo sconsolato pianto, Ché sovente l’umano, privo d’alma gentile, Non coglie de’ tuoi colori la vera essenza.