Alessandro Terzetti
Un colpo
NUMERO 35 | SET 2025
Gli bastò un colpo. Ci aveva provato in tutti i modi, ma amarla come il primo giorno non sarebbe bastato più, l’aveva capito. Settantotto anni lei, ottantasei lui, sessantacinque passati insieme, più di quanto avevano già vissuto amici e parenti. Erano rimasti al mondo solo loro, ma poco a poco anche quel loro aveva cominciato prima a confondersi, poi a perdersi, come un canale radio che va e viene.
Era il giorno del compleanno di lei, il numero settanta. Come sempre lui si era procurato la sua torta preferita, cioccolato fondente e meringhe, e mentre ancora dormiva si era avvicinato al suo cuscino cantandole tanti auguri per farla svegliare; il rito di ogni compleanno. Dentro la stanza era buio, le candeline illuminavano solo una porzione di letto, la spazzola per i capelli e l’ultimo libro preso in prestito sul comodino, ma quando lei se lo trovò davanti sorridente, nel bagliore fioco delle fiammelle accese, fu percorsa all’istante da un fremito di paura; per la prima volta, per un momento troppo lungo, non lo riconobbe. E non c’entravano niente la notte appena trascorsa, l’eco di sogni sbiaditi o i quattro decimi che le restavano, semplicemente, lei non lo aveva riconosciuto. Da allora erano passati giorni da non fidarsi a dormire, a lasciarla sola per pisciare, altri a inseguirla per strada tra urla e morsi, giorni che erano stati il primo e poi subito l’ultimo all’infinito in un continuo e insopportabile ripetersi. Sessantacinque anni volati via. Poi quella sera le passò lo sguardo addosso ancora una volta. Gli occhi di lei lo fissavano, lui non c’era più per loro, non c’era più per nessuno ormai, ma proprio allora gli sembrò per un istante di vederli tornare in sé e sorridere, come se potessero capire di nuovo ogni sua intenzione. Pianse in silenzio, poi la prese sottobraccio e disse:
«Vieni cara, è tempo di andare».
«Andiamo via? Voglio andare a casa, non ce la faccio più a stare qui. Voglio andare a casa» disse lei.
«Lo so, cara, lo so. Andiamo a casa, va bene?»
Dolcemente la fece accomodare sulla sua poltrona.
«Voglio andare a casa perché la mamma mi aspetta. Sono uscita senza permesso e non voglio che si arrabbi. Quando la mamma si arrabbia mi fa paura».
Lui sorrise.
«Vedrai che questa volta non si arrabbierà. La mamma ti vuole bene. È a casa che ti aspetta, Devi solo chiudere gli occhi…»
Imbracciò il fucile.
Tolse la sicura.
Sparò.
Gli bastò un colpo per ucciderla. E sperò che un colpo sarebbe bastato anche per lui.
Settembre 2025
