Vanessa Di Marco

Una giornata straordinaria

NUMERO 35 | SET 2025

Appena sveglia, la vita aveva preso il via nel solito caos ordinato. Alle prime luci dopo aver mangiato, lei e le sue compagne erano partite per la raccolta quotidiana che sarebbe durata fino a calar del sole.  

Sua sorella era rimasta ad occuparsi dei piccoli con sua madre. Il padre e il marito erano andati in postazione per la protezione del formicaio. Avevano fatto carriera nel settore della difesa e le loro ore scorrevano nello stesso luogo ogni giorno nello stato di allerta. 

La pioggia della notte aveva lasciato scorte d’acqua utili, ma aveva anche creato degli allagamenti complicando un po’ il percorso. Molte di loro si sarebbero dedicate a riempire i serbatoi. Gli specialisti del settore avrebbero costruito zattere per permettere il transito del gruppo. Nel frattempo, probabilmente avrebbero dovuto allungare il tragitto, ma erano abituate a lunghe ore di cammino e agli improvvisi cambi di direzione.

Al massimo si sarebbe rotta la fila per procedere in ordine sparso.

Era una delle procedure previste anche in caso di pericolo.

Nulla di straordinario. 

Il sole ora era tiepido, ma si capiva che la giornata sarebbe stata calda.

Trovarono lungo la strada parecchio cibo e come sempre intrapresero il percorso al contrario per depositarlo nei magazzini. Un andirivieni che riempiva ogni minuto dall’alba al tramonto. Spesso anche oltre per chi aveva il turno serale. 

I picnic del primo maggio erano da sempre una garanzia di ottimo raccolto.

Briciole di ogni ben di Dio in quantità illimitata. Le addette ai depositi proseguivano per settimane lo stoccaggio di quella manna.

Avevano reclutato altre colleghe e le ore stavano scorrendo proficue. Come molte altre prima.  Tutte uguali e diverse a modo loro. Era il bello della vita. Sembrava un continuo ripetersi degli stessi movimenti, ma in realtà ogni giorno cambiavano strade, incontri e odori.

Non erano mancate le solite perdite. A fine serata si contavano sempre centinaia di morti sul lavoro. Normale quotidianità. Il numero più alto per schiacciamento. La seconda causa era conosciuta come “soffio di vento profumato”. Chi era sopravvissuto parlava di una fragranza piacevole avvertita nell’aria a distanza dalla fonte del soffio. Aveva visto le compagne cadere come foglie al vento d’autunno e non si era avvicinato.

Lei si allontanò dalla fila sul prato, attirata da un gruppo che si arrampicava sulla parete del bistrot del parco. Tutte ritornavano con un bel bottino.

Mentre prendeva un chicco di zucchero sotto il sole caldo, uno spruzzo di vento la rinfrescò. Un profumo la avvolse e per un attimo tutto fu perfetto. 

Poi un senso di costrizione, di impedimento le prese le zampe e capì.

Non c’era la forza per muoversi. Aveva sentito dire che la fine sopraggiungeva dopo poco. Mangiò il granello di zucchero. Sarebbe andato sprecato. Tanto valeva godersi quell’ultima delizia. Si concentrò poi sul profumo. Le era capitato di sentirlo una volta da lontano, ma ora le arrivava intenso e non riusciva a trovare qualcosa cui paragonarlo. 

Poi realizzò che anche quella giornata sarebbe stata diversa dalle altre. Anzi, sarebbe stata eccezionale. Vedeva le altre scappare via dall’area contaminata e pensò che avrebbero provveduto loro ad aggiornare la lista dei caduti del giorno. 

La parola “giorno” le era sempre piaciuta perché portava continuità e novità.

Si nasce in un giorno, si muore in un giorno. Un giorno ordinario. Uno come tutti gli altri per il resto del mondo. Unico per chi arriva e per chi se ne va. Quello era il suo, e fino all’ultimo istante guardò il cielo e si inebriò del profumo del vento che aveva reso quella, la sua giornata straordinaria.

Settembre 2025

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