Mauro Gigli

Io, il pifferaio

NUMERO 38 | DIC 2025

Sonnacchiosa. Si può dire “sonnacchiosa”? In fondo, è così che appare al turista in transito la vita tra le ordinatissime vigne e i piccoli borghi di queste prime alture dell’Oltrepò pavese. Difficile vedere persone in giro. Rumori lontani di mezzi agricoli o seghe a motore sono gli unici indizi di una presenza umana. Di chi si danna lavorando la terra nonostante la siccità ormai costante. Gli altri, coloro che hanno scelto un altro mestiere, soprattutto i giovani, spesso hanno abbandonato questi luoghi. Poi ci sono quelli che, come me, hanno scelto quest’oasi di pace come buen retiro.

Eppure posso garantire che c’è vita, ma è nascosta, lontana dalle poche strade semideserte. Prendete me, per esempio: cammino volentieri; così, quando il tempo lo consente, vado su e giù per queste colline. Ma è difficile che mi vediate: dovete cercarmi nei boschi. E pure lì è difficile incontrare anima viva. Ci vado in cerca d’ombra. Da qualche tempo, però, cerco anche altro.

Tempo fa, in laboratorio, il rivelatore portatile di gas metilmercaptano sembrava non funzionare più. Avvertito chi di dovere, mi sono portato il rivelatore a casa, dove ho un saldatore. Se fosse stato un falso contatto, sarebbe stata una riparazione di poco conto. Mentre stavo disponendo tutto il necessario sul tavolo in cucina, Chiara, mia moglie, ha aperto il frigorifero e l’inconfondibile odore del tartufo appena acquistato si è diffuso per tutto il locale. Improvvisamente il rivelatore ha cominciato ad emettere il suo segnale sonoro intermittente. Quindi non solo funzionava, ma poteva rivelare anche altre sostanze solforate, come quelle responsabili dell’aroma del tartufo! Ho comprato subito un rivelatore uguale.

Quindi, questa mattina sono partito da casa per l’ennesima volta con il mio rivelatore in tasca e un rastrello a mano nello zaino. Non avevo molte speranze, perché i luoghi adatti ai tartufi sono il segreto meglio mantenuto dell’Oltrepò pavese, ma provare non costa nulla.
E nulla è successo.

Tornato alla macchina, mi avvio verso casa, senza fretta.

Un’ombra. Inchiodo, ma non basta. L’airbag mi esplode in faccia. Continuo a frenare sino a fermarmi e riesco a rimanere sulla strada. Rapido esame dei danni alla mia persona: escoriazioni sul viso, un taglio sul dito medio della mano sinistra. Sarebbe potuta andare molto peggio. Provo un grande sollievo. Solo ora mi accorgo dell’intenso puzzo di polvereda sparo nell’abitacolo. Abbasso il finestrino, ma non scendo. Rimando l’esame dei danni all’auto. Anche se non è più sulla strada, avere a che fare con un cinghiale ferito e furioso non è nella mia agenda. Maledetti cinghiali!
Maledetti e stupidissimi animali! E maledetti tutti coloro che hanno permesso ai cinghiali di divenire così numerosi! Il cofano è accartocciato, ma ancora chiuso. Provo a riavviare il motore e si accende! E sono contento! No! Sono proprio felice, per essere uscito illeso da un evento che mediamente ha conseguenze gravi. Trovo veramente curioso il fatto che, per provare felicità, io debba essere scampato a un esito nefasto.

Ѐ passato qualche giorno, e decido di fare un’altra passeggiata nel bosco con il mio rilevatore in tasca. Ho trovato un posto che recava evidenti tracce di scavo da parte di cinghiali. Potrebbe indicare una zona di tartufi, anche se so che basta la presenza di aglio orsino per scatenare questi animali.
Il mio rivelatore è rimasto in silenzio

Passo accanto al primo cantiere per la ricerca di giacimenti di gas nell’Oltrepò, non lontano da casa. Le proteste degli abitanti, che temono l’uso di esplosivi in una zona dal dissesto idrogeologico diffuso, sono state bellamente ignorate. Personalmente, condivido sin d’ora la preoccupazione circa il danno d’immagine per una zona votata alla viticoltura. Già prevedo gag del tipo: “Ma non avverti anche tu un retrogusto di metano?”
Per fortuna il luogo prescelto è lontano dalle vigne. Sorge a lato della strada, vicino al castello ed è meta di curiosi.

Ѐ passato qualche giorno. Ѐ piovuto, poi è tornato il sole. Allora vado nuovamente a tartufi. Questa volta ho scelto un tratto di bosco situato un centinaio di metri a valle rispetto al sito di trivellazione. Sento il rumore della trivella in lontananza. Batto la zona, passeggiando avanti e indietro, ogni volta più vicino a una vecchia frana. Improvvisamente ogni rumore cessa. Il bosco è immerso nel silenzio più assoluto. E manco a farlo apposta, proprio in quel momento il rivelatore che tengo in mano emette il suo segnale intermittente! In preda all’eccitazione, prendo dallo zaino il rastrellino a mano e comincio a trascinarlo sul terreno coperto di foglie secche. Capisco subito che,contrariamente a un cane da tartufi, il mio bel rivelatore non segnala un punto preciso; solo la presenza di qualche molecola solforata nell’aria. Il rivelatore è talmente sensibile che bastano tracce di tali sostanze perché si attivi. Mi sto rassegnando a rastrellare un’area considerevole, quando sento un trapestio crescente provenire dall’alto. Allarmato, sollevo lo sguardo e vedo un branco di cinghiali correre a rotta di collo nella mia direzione. Istintivamente guardo sopra di me, vedo il ramo robusto di un albero e mi ci aggrappo, sollevando il più possibile le gambe. In un attimo il branco è già qui. Nessuno di quegli animali sembra avermi visto. In realtà, sembrano proprio ciechi! Nella loro corsa indiavolata sbattono contro gli alberi, come se non sapessero della loro presenza. Dopo ogni urto, spesso violento, riprendono a correre in discesa come se avessero il fuoco alle spalle. Mentre passano accanto a me li osservo: hanno tutti alcune parti del corpo strinate, come corrose da un acido. E gli occhi! Sono completamente opachi!

Una volta al sicuro, mi lascio cadere a terra e, girandomi, tengo d’occhio la loro corsa forsennata. Arrivati sul bordo della frana, non accennano minimamente ad arrestarsi o a cambiare direzione: volano nel vuoto! Con infinita prudenza raggiungo l’orlo della frana e guardo di sotto. Gli animali giacciono sulle rocce sottostanti, morti.
Nel bosco regna un silenzio innaturale. Anche il rivelatore ora è muto.
Sconvolto da questo evento inaspettato, esco dal bosco per la via più breve, che passa vicino al cantiere della trivellazione. Dalla strada noto un altro particolare anomalo: nel cantiere, deserto, una ruspa e un camion sono stati abbandonati con le portiere aperte e con i parabrezza e i finestrini completamente opacizzati. Quindi è qui che è accaduto tutto. Sì, ma tutto cosa?
Conosco il mito del suicidio di massa dei lemmings. A scuola ho studiato anche la mixomatosi che acceca i conigli. Ma non sapevo che ci fosse una malattia equivalente per i cinghiali!
A ogni buon conto, ho deciso che non racconterò ad anima viva quanto è successo oggi. Non voglio essere soprannominato “Il nuovo pifferaio di Hamelin”.
Il rivelatore emette un segnale molto debole. Trovo sia molto improbabile che abbia “fiutato” tartufi su una strada asfaltata che passa lungo un cantiere. Lo spengo.

 

Dicembre 2025

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