Leonello Ruberto

Tariffe dei sentimenti

NUMERO 47 | SET 2026

È arrivato gennaio e, come ogni anno, sono arrivati gli aumenti.

Non è giusto toccare i beni essenziali, quelli affettivi, eppure è ciò che viene fatto.

Dovrò lavorare di più per permettermi la mia compagna. Ma, siccome siamo in una società assolutamente equa, anche a lei toccherà pagare di più per avermi.

Potrei forse tagliare qualche amico, ma tutti sappiamo che poi non si ha il cuore di farlo.

Quindi la soluzione rimane quella di prima: lavorare di più.

E per fortuna che c’è questa possibilità.

Mio nonno mi racconta spesso che ai suoi tempi era peggio, perché non era concepito che si pagasse per avere dei beni immateriali. Eppure si doveva dare qualcosa in cambio per averli, come sempre è stato e sempre sarà.

Quindi le persone raramente erano sincere: ti osservavano, valutavano, e si avvicinavano e comportavano in base a ciò che pensavano di poter ottenere da te. Che fosse un tornaconto economico, un vantaggio lavorativo, sociale, o semplicemente perché la tua compagnia era piacevole.

Nessuno era esente da questa tacita e continua valutazione.

Doveva essere una grande confusione capirci qualcosa, perché in assenza di tariffe chiare e definite tutto era permesso, e c’era chi otteneva tanto senza fare nulla.

Ma soprattutto c’era chi si illudeva di essere amato per ciò che era. Piacevole o meno che fosse. Negando il normale, e giusto, egoismo dell’essere umano.

Ne conseguivano logiche contorte e distorte, famiglie in cui si accusava il figlio che non aveva abbastanza voglia di lavorare anche se la famiglia non ne aveva bisogno, moglie e marito che con due stipendi non ne facevano uno a causa delle spese causate dal recarsi al lavoro e che quindi sarebbero stati meglio con un solo stipendio o, andando più indietro nel tempo, i ruoli di casalinga e marito lavoratore, discussioni infinite su chi contribuisse meglio e come. Il tutto celava e mischiava le questioni economiche con quelle affettive.

Mi viene anche difficile, nonostante la testimonianza diretta di mio nonno, concepirla una società del genere.

Soprattutto mi chiedo come potesse funzionare senza che un gigantesco mal di testa globale non la facesse esplodere.

Le tariffe sono brutte, a nessuno piace pagare, e non sempre cogliamo le logiche di mercato che le determinano. Ma almeno sono chiare, in quanto numeri.

Se non puoi permetterti certi numeri, è un altro discorso.

Settembre 2026

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